Sul lavoro, morire a 50 anni "stanchi" da una impalcatura

Per la prima volta la Provincia di Perugia esce dalla lista calda dei territori con troppi lutti sulle spalle. Ma nel 2012 sono stati 10. Edili e agricoltori i più colpiti

La piaga delle morti sul lavoro in Provincia di Perugia continua ad essere una delle più rilevanti sia in termini assoluti che in percentuale - incidenti e popolazione che lavora  a livello nazionale. Nel 2012 secondo le analisi di Vega Engineering di Mestre si sono registrati 10 morti bianche. Ma per la prima volta c'è da dire, forse complice anche la cassa integrazione, sia l'Umbria che la provincia di Perugia escono ufficialmente dal podio dei territori con i maggiori lutti.

I settori più coinvolti sono sempre l’agricoltura (in cui si conta il 35,2 per cento di tutti i morti del Paese) e l’edilizia (23,6 per cento). Così come la caduta dall’alto e il ribaltamento di un mezzo o di un veicolo in movimento sono le cause più frequenti di mortalità, rispettivamente nel 24,6 per cento e nel 19,1 per cento dei casi totali.

Come dire che, nonostante la consapevolezza dei pericoli che si nascondono in un vecchio trattore non a norma o di quelli che si affrontano su un’impalcatura senza adeguati ancoraggi, si continua a lavorare e a metter a rischio la propria esistenza.

ANALISI NAZIONALE - Il dettagliato studio dell’emergenza condotto dagli esperti dell’Osservatorio Vega Engineering (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com) continua quindi con la nazionalità delle vittime. Si scopre così che gli stranieri deceduti sul lavoro nel 2012 sono 57 ovvero l’11,2 per cento del totale. E oltre la metà delle vittime straniere è stato registrato nel Centro del Paese. I rumeni sono gli stranieri più coinvolti in infortuni mortali. Le donne che hanno perso la vita al lavoro in Italia nel 2012 sono invece 9.

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La fascia d’età più colpita è quella che va dai 45 ai 54 anni (135 vittime da gennaio a dicembre) e degli ultrasessantacinquenni (108). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (287,4), segue il 33,3 della fascia 55-64 e il 21,6 dei 45-54.

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