Tragedia in mare, la morte dei sub umbri resta un mistero: servono altri esami

La Procura di Grosseto ha ammesso che non ci sono certezze, né indagati né ipotesi sulle cause della morte di Fabio, Enrico e Gianluca. Il racconto dell'unico testimone della tragedia

Le bombole e le strumentazioni per ricaricarle saranno esaminate da esperti nominati dalla Procura di Grossetto il prossimo 13 agosto. La morte dei tre sub umbri è ancora un mistero e sono necessari altri esami, oltre l'autopsia, per cercare di capire cosa sia successo il 10 agosto nelle profondità del Tirreno all'altezza degli isolotti Le Formiche. Il procuratore  Francesco Verusio ha ammesso che non ci sono ancora certezze, non ci sono indagati, ne' ipotesi di reato. "Per avere un quadro più chiaro della situazione ci vorrà ancora qualche giorno. Non trascuriamo nessuna ipotesi".

Ma c'è un testimone che si è salvato nonostante un malore che aveva fatto temere il peggio: si tratta di Marco Barbacci. "Dopo dieci minuti dall'immersione Giaimo ha segnalato di avere un problema fisico e il suo gruppo ha così  cominciato una risalita di emergenza, più veloce del normale ma sempre in assoluta sicurezza. Ho tentato di rianimare Fabio ma non c'è stato niente da fare". 

Barbacci è istruttore e presidente del club Thalassa di Perugia che aveva organizzato l'uscita alle Formiche di Grosseto che doveva essere una passeggiata, una semplice uscita senza rischi: "Fabio, Gianluca ed Enrico erano dei sub esperti. Avevano fatto molte immersioni. E quella di ieri doveva essere solo un'uscita ricreativa".

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