Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Perugia in lutto | Ci ha lasciato lo storico Franco Bozzi: Educatore, intellettuale, uomo di attivo impegno politico e sociale

Franco ha collaborato, in veste di storico, con prestigiose riviste nazionali come “Mondo Operaio” e “Rassegna storica del Risorgimento”

Ci ha lasciato lo storico Franco Bozzi. Educatore, infaticabile animatore culturale, uomo di attivo impegno politico e sociale. Classe 1937, marchigiano d’origine, Franco si è sempre professato perugino di persuasa adozione, avendo compiuto gli studi universitari fra i travertini della Vetusta. Il suo ‘cursus honorum’ come docente al liceo Mariotti parla attraverso la voce e la memoria di colleghi e alunni che ne esaltano l’alto profilo umano e professionale. Franco Bozzi costituisce una delle figure di riferimento della cultura italiana. Come ben sanno quanti hanno avuto modo di conoscere le pubblicazioni, le relazioni, le qualificate iniziative da lui messe in campo.

Franco ha collaborato, in veste di storico, con prestigiose riviste nazionali come “Mondo Operaio” e “Rassegna storica del Risorgimento”. I suoi studi spaziano tra i personaggi del movimento operaio (Labriola, Mondolfo), i fermenti culturali del primo Seicento (Rosacroce, Cyrano, i libertini eruditi), figure risorgimentali (Annibale Vecchi, i fratelli Mariotti, Garibaldi), le amministrazioni perugine (Rocchi e Franceschini), i cenacoli liberalsocialisti di Apponi e Capitini. Ha, fra l’altro, studiato Bonazzi e si è dedicato, attivamente da studente, da studioso successivamente, al teatro. Ha rivestito cariche istituzionali, coerenti con le sue idee di socialismo libertario. È autore di oltre 300 tra volumi, saggi, articoli, interventi in convegni internazionali.

Si è occupato attivamente anche d’arte, seguendo il pittore della neo-figurazione Franco Venanti, per il quale presentò l’indimenticabile mostra “Seduzioni e sedizioni”. Ma restano indimenticabili anche i suoi interventi alla grande mostra venantiana al Cerp della Rocca Paolina. I due Franchi (Bozzi e Venanti) avevano un’intesa personale e culturale che consentiva loro di agire in perfetta sinergia e comunità d’intenti in tutti i contesti. Penso alle qualificate conversazioni tenute da Bozzi al Circolo Bonazzi, fondato e presieduto da Venanti. Uno dei ruoli in cui i perugini hanno conosciuto e apprezzato Franco Bozzi è stato quello di organizzatore, coordinatore e relatore di cicli di conferenze sulla storia di Perugia e dell’Umbria presso l’Associazione Porta Santa Susanna, della quale è stato affidabile portabandiera. Impegnandosi anche nella redazione di atti e sillogi delle più qualificate conferenze.

Gli argomenti dei quali si è occupato, e intorno ai quali ha scritto, sono innumerevoli. Scoprivo, spesso per caso, che dalla storia della Conca ai teatri dell’Umbria, qualsiasi tema sul quale lo interpellavo era stato da lui sviscerato, trattato, pubblicato. Il mio amico Franco è stato uno dei più qualificati relatori negli incontri dell’Accademia del Dónca, tenuti al teatro comunale Morlacchi. Sapevo di poter sempre contare sulla sua competente disponibilità e forse qualche volta ne ho approfittato. Fra i suoi tanti meriti, mi piace ricordare la scoperta e la valorizzazione della figura di Marianna Florenzi, attraverso il suo fortunato racconto storico “Marianna allo specchio” (Edizioni Era Nuova).

La famiglia mi consente di riferire una spigolatura personale. Lo faccio adesso. Ne ho parlato con la moglie venerdì scorso, quando ho ricevuto la notizia, non ancora diramata, della morte. Mi sono impegnato alla segretezza e ho tenuto fede alla promessa. Aspettando, come convenuto, la giornata odierna, quando la ferale notizia è stata data, rispettando la volontà di riservatezza espressa da Franco. Posso però ricordare che, parecchi anni fa, ricevetti una corposa bio-bibliografia e delle foto da parte di Franco. Lo chiamai, pensando volesse un suo profilo su una mia rubrica di cultura. Mi spiegò che, dovendo sottoporsi a un delicato e rischioso intervento, avrebbe gradito (in caso di esito infausto) che ne scrivessi il ricordo. Ce la cavammo con una risata, perché le cose andarono per il verso giusto. 

Quando capitava d’incontrarci, gli dicevo: “Oh Fra’, che faccio? Quel materiale lo  tengo da parte?”. E giù una risata. Oggi, caro Franco, ho ripreso in mano quelle tue cose e, come spero tu possa vedere, ho dato corso a quell’impegno. Ma stavolta, mannaggia, quella risata non possiamo farcela insieme. Ti ricordo così, garbato, colto, elegante, con la passione delle cravatte molto colorate. Vezzo che abbiamo sempre condiviso. Insieme a tanta stima. Finché avrò vita.

Franco Bozzi. Il rosso come metafora di vita. Le volontà di un uomo segnato dall’eccezionalità di intelligenza e cultura. Scompare una persona straordinaria, unica per sapere, rigore morale, coerenza e stile. Prova vivente di autorevolezza senza supponenza. È uscito dalla vita in punta di piedi. Ha voluto, e la famiglia con lui, che la notizia della sua scomparsa si desse dopo le esequie. E a questa volontà ci siamo attenuti. I resti umani di un corpo sofferente, sublimati nelle ceneri della cremazione, sulle orme di tanti perugini illustri, a far capo da Ariodante Fabretti.

Nessuno degli amici ha potuto essere presente all’ultimo atto. Né abbiamo inteso forzare la mano. L’estremo saluto: quello della moglie Mimmi, delle figlie Sonia e Vania, dal genero Salvatore, dei due nipoti adorati Antonio e Angelo. Quante volte, da via Placido Acquacotta, in Ponte d’Oddi, ho visto Franco giocare con quei bambini per i quali aveva perso la testa: un amore assoluto e incondizionato. Lo apostrofavo da sopra: “Franco, fai il nonno?”. O anche: “Franco, vieni oggi a quel concerto?”. “Non posso, ho i nipoti”, mi ha risposto, orgoglioso, più d’una volta. Ci dice la figlia Vania: “Prima della cremazione, secondo le sue volontà, sulla sua bara c’era una composizione di garofani rossi”. Già, il rosso, colore dominante di una vita. Il garofano rosso del socialismo. Il rosso della passione per la Ferrari. Il rosso del “diavolo” Milan.

Franco se n’è andato in una bella giornata di sole, quel sole che lui tanto amava. Il sole, dietro al libro della politica e del sapere. Coltivando il sogno di un futuro radioso per una società finalmente liberata dall’angustia del bisogno e dell’ignoranza. Quella in cui ha creduto e per la quale si è sempre battuto. Perdendo anche tante battaglie. Con l’orgoglio di averle fatte.

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