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Cronaca

Morte di Samuele De Paoli, la Procura generale si "prende" le indagini e il gip revoca l'udienza per l'archiviazione

I pm avevano chiesto l'archiviazione dell'accusa di omicidio preterintenzionale e contestato l'omissione di soccorso. L'opposizione della famiglia della vittima

L’udienza per l’opposizione alla richiesta di archiviazione per la morte di Samuele De Paoli, il giovane di Bastia Umbra trovato morto nella zona di Sant’Andrea delle Fratte dopo un incontro con una trans, doveva svolgersi il 16 dicembre, ma la Procura generale di Perugia ha avocato l'indagine condotta dai sostituti procuratori di Perugia e il giudice per le indagini preliminari ha revocato la fissazione dell'udienza.

“A nome della famiglia - ha commentato l’avvocato Valter Biscotti che assiste la famiglia del giovane parlando con l'Ansa - esprimo la piena soddisfazione e ringrazio la procura generale per l'attenzione prestata al caso”.

“Per la difesa di Patrizia il quadro non cambia – ha affermato l’avvocato Francesco Gatti, difensore della trans - Abbiamo motivo di ritenere che dopo che la Procura generale avrà consultato gli atti non potrà che pervenire alle medesime conclusioni cui sono giunti il procuratore Cantone e l’aggiunto Petrazzini: Patrizia si è solo difesa e non voleva uccidere De Paoli in alcun modo”.

La Procura di Perugia aveva chiesto l’archiviazione dell’accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti di Hudson Pinheiro Reis Duarte, per la morte di Samuele De Paoli, indagata per omissione di soccorso.

Per la Procura di Perugia la trans Patrizia non poteva avere “cagionato la morte di Samuele De Paoli nel corso di una colluttazione determinando, mediante pressione sul collo del predetto in regione corrispondente alla biforcazione paracarotidea, la lesione contusiva del giorno carotideo, con correlata emorragia, e conseguente arresto cardiaco quale riflesso secondario dell'evento” il 27 aprile del 2021.

Le indagini avrebbero accertato che la vittima aveva trascorso la serata “in compagnia di alcuni amici che, escussi, hanno ricostruito tale arco temporale in maniera fra loro coerente, riferendo in merito all'acquisto di stupefacente (cocaina) da assumere assieme (così come a più riprese avvenuto) nonché di bevande alcoliche”.

Per gli avvocati della famiglia, i legali Valter Biscotti e Ilaria Pignattini, le lesioni causate non potevano essere state prodotte soltanto dalla pressione di un dito della mano, ma sarebbe il frutto di un’azione di strangolamento.

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