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Lo scrittore Moravia e il suo rapporto con Perugia: dalla passione ardente per una pittrice all'ispirazione per il suo romanzo

Nuovi retroscena sulla vita dello scrittore Alberto Moravia, uno dei più grandi romanzieri del XX secolo e del suo rapporto con la nostra città, nella quale soggiornò per qualche mese

Il catalogo della mostra “Bettina e Brajo” rivela un retroscena inedito sulla vita della pittrice e su quella dello scrittore Alberto Moravia. Una possibile, giovanile liaison, anche se non “dangereuse”. Ma, soprattutto, la scoperta pone Perugia al centro di una narrazione letteraria che figura tra le più interessanti opere della giovinezza di Moravia. È merito indiscutibile di uno dei curatori, Massimo Duranti, aver portato alla luce la questione.

Innanzitutto, è certo che il giovane Moravia, nell’ottobre del 1926, fu a Perugia dove si fermò un paio di mesi e continuò la stesura del suo primo romanzo “Gli Indifferenti”, come scrive in lettera alla zia Amelia Pincherle Rosselli. Avrebbe abitato in piazza Italia, nel condominio Calderini, interno 20, ma è altrettanto certo che in precedenza si era sistemato a pensione al civico 13 di via dei Priori.

In un manoscritto, Bettina racconta l’incontro col giovane (all’anagrafe Alberto Pincherle) che, al momento, abitava nel suo stesso palazzo di via dei Priori. Bettina medesima riferì di aver conosciuto questo giovane romano “malinconico” sul terrazzo vicino al suo, mentre lui leggeva accanitamente e le proponeva delle poesie. Che sia scoccata la freccia di Cupido è immaginabile. O, quanto meno, potrebbe essersi trattato di una simpatia corrisposta.

Sta di fatto che, rientrato nella capitale, lo scrittore, non insensibile al fascino della donna, ebbe a scriverle “lettere roventi”. “Missive che – spiega Duranti – dovettero essere distrutte dalla giovane prima del matrimonio con Brajo. D’altra parte, anche quelle sue indirizzate a Moravia non furono conservate”.

Ma la vera scoperta assume carattere di scoop letterario e non è senza rilevanza per delineare il percorso artistico dello scrittore. Fino a condurre ad una conclusione assolutamente inedita. È infatti certo che la location de “La provinciale” (della raccolta “L’imbroglio”) è proprio la città del Grifo, come si desume dalle frasi con cui inizia il racconto giovanile: “La città oscura e turrita sta ammucchiata sulla cima di un monte ed è attraversata da un capo all’altro dalla strada del corso dove sorgono la cattedrale e i palazzi più belli…”.

Tanto basta per ipotizzare, sulla base di un facile ragionamento, che la novella fu proprio ispirata da Bettina Rampielli e dal soggiorno perugino dello scrittore. Ma anche altri particolari avvalorano la certezza della location, come il rumore della grande serranda della pasticceria di corso Vannucci, aperta di buon mattino: fracasso che potrebbe benissimo corrispondere a quello prodotto dalla saracinesca della pasticceria Sandri.

Per non parlare della descrizione fisica della protagonista i cui tratti, sebbene letterariamente trasfigurati, si possono tranquillamente sovrapporre a quelli di Bettina. Peraltro, la protagonista del racconto, Gemma, attua il proprio processo di sprovincializzazione trasferendosi col marito nella capitale. Così come Bettina, grazie all’unione con Brajo, frequenta e accoglie, nel proprio salotto, personaggi famosi del milieu artistico e letterario nazionale.

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