Nel paradiso dell'Umbria, il regno del Sagrantino, c'è chi avvelena torrenti e falde

La forestale sequestra i laghetti aziendali a servizio di un allevamento suinicolo del comune di Montefalco. L'accusa: grave inquinamento dei corsi d’acqua della zona a causa dello smaltimento illegale dei reflui dei suini

E' forse l'angolo più bello e più ricco dell'Umbria. Qui si maturano al sole i grappoli del pregiato Sagrantino, del Grechetto e di altri meravigliosi nettari come il Rosso di Montefalco. Qui impazziscono americani, inglesi, giapponesi e ora anche i nuovi ricchi cinesi. Stiamo parlando della collina del territorio di Montefalco. Un paradiso da conservare e da esportare in tutto il mondo. Eppure c'è chi ha deciso che quella terra potesse assorbire gli scarichi altamente inquinanti dei reflui di allevamenti sunicoli. Lo ha scoperto la Guardia Foresta che ha sequestrato alcuni laghetti aziendali a servizio dell'allevamento. Nelle mire delle forze dell'ordine anche una pompa elettrica ad immersione e condotte, utilizzate per smaltire illecitamente i reflui zootecnici.  

L’importante operazione della forestale di Campello nasce dalla segnalazione di privati cittadini relativa ad un intervenuto fenomeno di inquinamento delle acque del torrente Teverone nel Comune di Bevagna. Dal sopralluogo è emerso che il liquame zootecnico contenuto in uno dei laghetti aziendali è stato disperso illecitamente, con l’utilizzo di una pompa elettrica e condotte, sui terreni agricoli incolti limitrofi ai laghetti, effettuando quindi una operazione che non rientra nelle normali pratiche agricole previste anche dal Codice di Buona pratica Agricola. Dal terreno incolto i reflui confluivano al vicino Fosso della Forma raggiungendo poi altri rivoli, torrenti e le falde acquifere varie che servono l'agricoltura del territorio

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L’imprenditore responsabile dell’azienda di allevamento suinicolo, un quarantenne della zona, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria. I fatti che gli vengono contestati intergrano violazioni al Testo Unico Ambientale in materia di rifiuti per aver smaltito illecitamente rifiuti liquidi sul suolo e nelle acque superficiali; le pene previste sono arresto fino a un anno o ammenda fino a ventiseimila euro. L’imprenditore, infatti, contravvenendo a quanto disposto dalla normativa di settore, anziché vuotare il laghetto aziendale rispettando la normativa vigente, si è liberato dei liquami disperdendoli in modo incontrollato nel terreno e nelle acque superficiali, determinando di fatto un grave inquinamento dei corsi d’acqua della zona; per questo gli è stato contestato anche il danneggiamento aggravato di acque pubbliche e il getto pericoloso di cose.

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