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Cronaca

"Non ero in me dopo l'incidente stradale": padre condannato per molestie sessuali sulla figlia

L'uomo accusato anche i maltrattamenti nei confronti del secondo figlio

Violenza sessuale e maltrattamenti. È l’accusa confermata in Corte d’appello per un padre accusato di avere “mediante violenza, minaccia e abuso di autorità genitoriale” costretto “la figlia minore a subire atti sessuali e maltratti l’altro figlio minore convivente schiaffeggiandolo spesso e offendendolo”.

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe “assunto atteggiamenti invasivi nella sfera sessuale della figlia, mostrandole il pene, strusciando il proprio corpo su quello della minore e chiedendole un rapporto orale, nonché per aver picchiato alla nuca e offeso l’altro figlio minore con lui convivente”.

Secondo i giudici di primo e secondo grado, che hanno confermato la condanna a 6 anni e mezzo, le violenza dell’uomo sono “state provate dalle dichiarazioni della ragazza ritenute coerenti, spontanee e precise e che erano rimaste pressoché immutate nella descrizione delle modalità e delle tipologie degli abusi sessuali subiti”. Nelle dichiarazioni della vittima i giudici non hanno rinvenuto intenti calunniosi, anche perché la ragazzina ha continuato a mostrare affetto al genitore.

Ad accorgersi che qualcosa non andava erano state la madre e lo zio della ragazzina, notando “negli ultimi mesi la ragazza preferiva non rimanere in casa da sola con il padre”.

Respinta, infine, la tesi difensiva della incapacità di intendere e di volere dell’imputato a seguito di un incidente stradale in cui lo stesso era stato coinvolto. Secondo il perito incaricato dai giudici “la capacità dell’imputato, seppure grandemente scemata, non poteva ritenersi del tutto assente”.

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