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Cronaca

Moglie sottomessa perché la sua cultura glielo impone, cancellata la condanna del marito per violazione degli obblighi di assistenza familiare

Secondo la Corte d'appello l'uomo doveva essere processato per maltrattamenti in famiglia

Processato e condannato per essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale, o alla qualità di coniuge, ma doveva essere processato per maltrattamenti in famiglia e quindi è stato assolto in appello.

Secondo i giudici di secondo grado, infatti, la sentenza di condanna è nulla “quando l’imputato non sia stato posto in condizione di difendersi dall’accusa sfociata poi nella declaratoria di penale responsabilità”.

Per i giudici di primo grado “l’imputato aveva causato un disagio prevalentemente di natura economica alla famiglia considerando anche che il mantenere la donna in una posizione di inferiorità nell’ambito della famiglia costituiva una situazione del tutto fisiologica dettata principalmente dalla cultura del proprio Paese di origine, e che pertanto non poteva configurarsi il delitto di maltrattamenti” ma quello di cui mancata assistenza in famiglia, “poiché anche secondo la cultura di provenienza dell’imputato era dovere del marito assicurare assistenza e rispetto alla moglie”.

La Corte di appello ha ritenuto “che fosse dunque stato contestato all’imputato un addebito completamente diverso poiché egli aveva sottoposto la moglie a costanti prevaricazioni e sofferenze che nulla avevano a che fare con le peculiarità della comune cultura di provenienza dei coniugi né con il disagio di natura prevalentemente economica ipotizzato dal Tribunale”.

Ne consegue la nullità della sentenza “per non aver posto l’imputato in condizione di difendersi dall’addebito a lui mosso”.

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