Cronaca

Alcuni colleghi di lavoro lo considerano "effemminato", in sei sotto processo. "Mi hanno fatto vivere una vita d'inferno"

Le accuse: cinque anni di vessazioni e insulti, fatto oggetto di scherno per il suo accento meridionale e “accusato” di avere un atteggiamento effeminato

Discriminato e offeso perché “effeminato” e con “l’accento del Sud”. Vessato sul luogo di lavoro dai capi e dai colleghi. È arrivata davanti al giudice monocratico, con l’accusa di stalking e mobbing, la vicenda di un lavoratore perseguitato da alcuni colleghi per il suo orientamento sessuale.

Secondo il capo d’imputazione l’uomo avrebbe lavorato in un clima “dispotico”, fatto oggetto di scherno per il suo accento meridionale e “accusato” di avere un atteggiamento effeminato, preso in giro dai colleghi e apostrofato con con epiteti quali “matto” e “cretino”. Il lavoratore sarebbe stato trasferito in una sezione distaccata e lasciato privo di mansioni, con l'obiettivo di farlo lavorare “in condizioni di totale isolamento ed emarginazione”. Secondo l'accusa l’uomo avrebbe anche ricevuto avances sessuali “pena il licenziamento” da parte di un responsabile, oppure costretto a percorrere chilometri sotto la pioggia e con il freddo in zone impervie con il motorino al posto dell’auto.

Sotto processo sei colleghi dell’uomo, difesi dagli avvocati Massimo Lipparini, Maria Antonietta Salis, Aldo Poggioni, Marco Gentili, Gennaro Esibizione. Un settimo collega ha patteggiato un anno e due mesi con pena sospesa in udienza preliminare. Il lavoratore si è costituito parte civile tramite l’avvocato Rita Urbani, mentre l’avvocato Saschia Soli assiste l’associazione Omphalos.

La vicenda ha avuto anche un risvolto processuale davanti al giudice del lavoro, in quanto i dipendenti coinvolti erano stati poi licenziati. Il giudice del lavoro ha disposto il reintegro ritenendo il provvedimento di licenziamento ingiusto a fronte di comportamenti non provati dalle testimonianze.

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