Coronavirus | Siamo ripiombati nell'emergenza di marzo-aprile? No. Lo dice il Ministero della Salute: ecco perchè

Il Ministero nella sua relazione spiega molto bene perchè c'è un aumento dei casi in questo periodo e che i casi restano contenuti e gli ospedali nessuno è in sofferenza. Ma la situazione resta comunque difficile e serve massimo rispetto da parte di tutti

Il coronavirus non è andato in ferie, non è sparito. Chi si è illuso del contrario ha sbagliato alla grande. Ma è altrettanto sbagliato ora allarmarsi o peggio ancora parlare, senza dati a supporto, di un futuro prossimo che si annuncerebbe uguale o peggio dei drammatici mesi di marzo-aprile-maggio. Non lo diciamo noi. Lo dicono dal Ministero della Salute. L'aumento dei casi di coronavirus, in queste settimane, deve essere interpretato differentemente rispetto alla primaversa scorsa quando eravamo impreparati e molti, governanti compresi, ci dicevano che il virus era poco più di una influenza. Stiamo registrando casi in aumento perchè sta funzionando alla grande la rete di protezione, di monitoraggio, di individuazione dei soggetti asintomatici, il grande pericolo per una seconda ondata.

Sono aumentati i tamponi, i test e le persone messe in quarantena in attesa di analisi ufficiali. Una caccia sistematica che permette di intervenire e bloccare la diffusione. "In tutte le Regioni/PPAA - scrive il Ministero della Salute - anche in questa settimana di monitoraggio, sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2. Nella settimana di monitoraggio il 28,6% dei nuovi casi diagnosticati in Italia è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 34,0% nell’ambito di attività di contact tracing. I rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (30,4%) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (7,1%). Quindi, il 63% dei nuovi casi sono stati diagnosticati grazie alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti". Il monitoraggio e i test frequenti, a tappeto, sono fondamentali per l'Umbria e per l'Italia per intervenire in tempo a livello medico e di diffusione del virus.

La dimostrazione? Ecco cosa scrive il Ministero della Sanità: "Sebbene sia segnalato, in alcune Regioni, un aumento nel numero di ospedalizzazioni, in nessuna delle Regioni/PPAA sono stati identificati segnali di sovraccarico dei servizi sanitari e i focolai presenti sono prontamente identificati ed indagati". Tradotto: rispetto a marzo, aprile e maggio ospedali e terapie intensive non sono al collasso, ma semivuote o in situazione ordinaria. Merito anche della prevenzione e delle task-force sanitarie presenti sul territorio. Chi scrive o afferma che siamo già tornati nelle condizioni della primavera scorsa, con tanto di blocco sociale, viene direttamente smentito dal Ministero della Salute:  "Si conferma un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la terza settimana consecutiva con una incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg (periodo 03/8-16/8) di 9.65 per 100 000 abitanti, in aumento dal periodo 6/7-19/7 e simile ai livelli osservati all’inizio di giugno. Si riscontra una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici". Siamo in linea con la Fase 2 al massimo.

Situazione focolai e zone rosse: ci sono in Umbria e in Italia situazione drammatiche, fuori controllo o ad alto rischio? No, al momento anche se, lo ribadiamo, la situazione resta molto complicata e difficile: "Nella settimana di monitoraggio sono stati riportati complessivamente 1077 focolai attivi di cui 281 nuovi (la definizione adottata di focolaio prevede la individuazione di 2 o più casi positivi tra loro collegati), entrambi in aumento per la terza settimana consecutiva (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 925 focolai attivi di cui 225 nuovi)".

Tutti questi dati dunque smentiscono allarmismi, al momento, ingiustificati. Ovviamente la situazione resta delicata perchè ci troviamo in un periodo di transizione determinato dall'estate con assembramenti e vacanze nei Paesi a rischio. Scrive il Ministero: "In Italia, come in Europa e globalmente, si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia da SARS-CoV-2 con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione. L’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 30 anni. La circolazione avviene oggi con maggiore frequenza nelle fasce di età più giovani, in un contesto di avanzata riapertura delle attività commerciali (inclusi luoghi di aggregazione) e di aumentata mobilità". Il Ministero nelle conclusioni ammette che al momento "il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto ma con una tendenza all’aumento da tre settimane". Nuovi casi perch, come già detto, "questo avviene anche grazie alla ricerca e la gestione dei contatti, inclusa la quarantena dei contatti stretti e l'isolamento immediato dei casi secondari".

La riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento è uno dei motivi che permette una più tempestiva identificazione ed assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione. Insomma bisogna tenere alta l'attenzione, continuare a rispettare le norme e continuare la caccia agli asintomatici, ma non siamo ripiombati nell'emergenza nera della primavera scorsa. Molto però dipende anche da noi per evitare una nuova chiusura e il disastro economico e sanitario.

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Lo dice chiaramente il Ministero della Salute nella relazione: "La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni contratte nella fine di luglio 2020, conferma la presenza di importanti segnali di allerta legati ad un aumento della trasmissione locale. Al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate dalle Regioni/PPAA e di mantenere alta l’attenzione alla preparazione di interventi in caso di evoluzione in ulteriore peggioramento".

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