Il Comune porta la Regione davanti al giudice, bando per vendere la Minimetrò

Il Comune di Perugia porta la Regione davanti al giudice per i fondi della mobilità alternativa. La giunta Romizi vuole due milioni in più all’anno da Palazzo Donini per il sostentamento dei trasporti della città

Il Comune di Perugia porta la Regione davanti al giudice per i fondi della mobilità alternativa. La giunta Romizi vuole due milioni in più all’anno da Palazzo Donini per il sostentamento dei trasporti della città. I due mesi indicati nella diffida del Comune alla Regione Umbria sono scaduti e adesso si passa alle vie legali. Il tutto dopo la deliberazione della Corte dei Conti sui bilanci a rischio della giunta Romizi e l’annuncio, messo nero su bianco, della vendita del 70% delle quote della Minimetrò Spa. Quelle in mano al Comune, per un rientro di quattro milioni di euro in pochi mesi  e un risparmio di un milione all’anno.  

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Per la cessione si è scelta la via del bando di gara pubblico. E la vecchia idea di un “passaggio” a BusItalia – meditata già da tempo con l’ex amministratore delegato Nello Spinelli – per chiudere il cerchio del trasporto pubblico in città torna prepotentemente all’orizzonte. L’dea della dismissione delle quote, poi, non è peregrina o un’uscita dell’ultimo minuto. Nella deliberazione della Corte dei Conti si legge: “E’ da tempo in fase di studio la possibile valorizzazione delle azione detenute nella società Minimetrò Spa”. 

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Intanto, però Palazzo dei Priori passa alle carte bollate con Palazzo Donini: “Il Comune – si legge nella deliberazione dei magistrati contabili – ha fatto sapere di essersi attivato presso le sedi competenti per un riequilibrio del Fondo Regionale dei Trasporti, la cui ripartizione mostra, secondo l’Ente, evidenti incongruenze: oltre a non finanziare strutturalmente il Minimetrò , che trasporta nella sola Perugia oltre il doppio dei passeggeri dell’intera ex Fcu, copre solo il 65% dei costi della rete di trasporto su gomma di Perugia”. E ancora: “Il fondo regionale, come evidenziato dal Comune di Perugia, non finanzia neanche la storica rete di scale mobili ed ascensori, determinando quindi un rapporto di copertura dei costi totali del tutto iniquo: il 60% considerando autobus e impianti meccanizzati, solo il 35% se si considera anche il Minimetrò”.

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E proprio per il minimetrò “gli eventuali contribuiti regionali per la copertura dei costi sono stati corrisposti in via straordinaria, nonché in un ammontare progressivamente decrescente da parte della Regione Umbria fino all’anno 2012, per poi essere sospesi negli anni successivi, fatta eccezione per l’anno 2015”. Quindi, spiega ancora la deliberazione della Corte dei Conti, “l’amministrazione si è attivata in tutte le sedi competenti e si sta attivando anche in sede giurisdizionale per il raggiungimento di un equilibrio e per l’inserimento della mobilità alternativa all’interno del Frt”. In soldi, “sono stimabili risparmi fino al 10% delle risorse complessive per il trasporto pubblico locale in Umbria, che per la sola Perugia potrebbero ammontare fino a circa 2 milioni di euro”. 

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