Minimetrò, quella campagna col dialetto non s'ha da fare? Ecco il parere di un perugino "doc"

"Mi meraviglio, piuttosto, di come la discussione abbia finito con l’assumere toni da Bar dello Sport, con tifosi di opposte fazioni a denigrare, a impartire lezioni di marketing e di stile, a usare accenti impropri"

“Quella campagna (col dialetto) non  s’ha da fare, né domani, né mai!”. Sembra riecheggiare l’intimazione dei bravi al pavido don Abbondio. Ma Angelo Buonumori, perugino nato in corso Vannucci, persona di cultura e di forte creatività, non si è fatto, né si farà certo impressionare da tante censure.

Dico subito che, a mio parere, le critiche sono ingiustificate. Se è vero il detto evangelico Ex eorum  fructis cognoscetis eos, insomma, la prova che l’obiettivo del pubblicitario è stato raggiunto in pieno si è avuta fin dalle prime ore d’avvio di quella campagna.

Concordo con quanti – ma non è il nostro caso – mettono in guardia dall’usare turpiloquio, cattivo gusto, maleducazione, appoggiandosi alla stampella del dialetto, che ha statuto di lingua, come prova la notevole produzione letteraria che lo sostiene. Questo è incontestabile.

Ma, nel caso presente, il problema, pare, sia quello di stabilire se il pubblicitario avesse o meno titolo a utilizzare la lingua locale per sostenere una sua campagna promozionale. È perfino banale ribadire che la lingua è di tutti e ciascuno può piegarla a significazioni e utilizzazioni proprie, senza commettere atti censurabili.

Ho peraltro spiegato – proprio sulle colonne di Perugia Today – che in quell’espressione “torzone” non c’è nulla di offensivo. Mi meraviglio, piuttosto, di come la discussione abbia finito con l’assumere   toni da Bar dello Sport, con tifosi di opposte fazioni a denigrare, a impartire lezioni di marketing e di stile, a usare accenti impropri. Addirittura, quell’iniziativa è diventata occasione di scontri ideologici o di appartenenza partitica. Avrebbe detto qualcuno “Ma non è una  cosa seria!”.

Ora è noto che Angelo Buonumori – che scopro, con colpevole ritardo, essere mente pensante e creativa della campagna –  ha ben poco da imparare da certi severi soloni. Basterebbero a smentire questa loro presunzione il suo splendido curriculum multidecennale di grafico, copywriter, professionista, autore di celebrate campagne che compaiono in qualificate riviste di settore. Insieme alla sua riconosciuta genialità di artista, scrittore, intellettuale di diverso pensare. E dotato di notevole autoironia, come dimostra il suo ritratto in pagina, opera del fotografo Franco Prevignano.

E altro non dico, perché da dire ce ne sarebbe. So che non mi fa velo l’amicizia, se affermo che Angelo, come al solito, ha piegato le risorse linguistiche e antropologiche della lingua perugina a esprimere giocosamente, in modo garbatamente provocatorio, e innegabilmente efficace, un concetto: quello dei vantaggi nell’uso del Minimetro.

Sono stato autorizzato a riferire che, a breve, partirà il secondo step della campagna: quello “serio”, se così vogliamo dire. Ma è da chiarire che non c’è assolutamente nessun ripensamento o “passo indietro”. Sentiremo personaggi autorevoli – i cui nomi non intendo svelare – sostenere le loro buone ragioni che inducono all’uso di questo innovativo mezzo di locomozione. Questo era già previsto dal concept iniziale.

Allora, che dire? Bravo ad Angelo Buonumori che si è mostrato capace di suscitare interesse e discussione intorno a una sua idea. Facendo uso della lingua perugina. Perché no? E mi sento anche di garantire che non ha commesso nessun reato di “violazione linguistica”, moralisticamente intesa. Perché richiamarsi alle proprie radici storiche, linguistiche e antropologiche non può essere che un bene. Specie quando si tratti di operazione fatta con intelligenza e buona  fede.

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