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Cambiare il minimetrò: il decalogo dell'architetto per la riconversione del "brucomela"

L’architetto e urbanista Mauro Monella entra nel merito con un decalogo di punti e di spunti

Viste le diffuse e interessate reazioni circa la sua riflessione sul Minimetrò, l’architetto e urbanista Mauro Monella entra nel merito con un decalogo di punti e di spunti che offriamo alla pubblica discussione.

  1. Onorare il “genius loci perusinus”: celebrando la Festa del cioccolato lungo il percorso del Minimetro. Far tornare il profumo di cioccolato a Fontivegge, a far capo dai luoghi che ne hanno storicamente vista la nascita e la crescita. Un’avventura culturale e commerciale che potrebbe dipanarsi tra il percorso e le stazioni, con punti vendita, degustazioni, eventi teatrali e musicali, punti di informazione, shopping. Che ne dice il patron di Eurochocolate?
  2. Come superare i dislivelli? Con tapis roulant, alternati a brevi percorsi pedonali, con funzionamento a fonti energetiche rinnovabili (sistemi incapsulati nella stessa copertura in plexiglas); esistono anche  marciapiedi mobili, comodi ed efficienti, e addirittura panchine mobili.
  3. Per evitare i disagi del maltempo, prevedere percorsi coperti con plexiglas, materiale che non impedisce la vista del contesto storico, paesaggistico e architettonico. Osservazione: per chi decide di farsela tutta a piedi, avendone le risorse fisiche, si tratta di una “palestra a cielo aperto”. Perché spendere denaro per allenarsi in strutture coperte, quando lo si può fare, in modo piacevole ed economico, con quella vista stupenda sulla città?
  4. Completare il percorso verso Monteluce e l’ospedale con strutture metalliche e camminamenti snelli (sempre tramite tapis roulant). Le spese per l’ulteriore realizzazione sarebbero sostenute mediante i consistenti risparmi (10/12 milioni l’anno) legati alla sospensione del servizio attuale.
  5. Le stazioni funzionerebbero da luoghi di aggregazione, votate a cultura e divertimento, con ristoranti, spazi espositivi artistici ed eventi musicali (cambiando a rotazione target e prodotti, come avviene in piazza Diaz o lungo i navigli a Milano).
  6. Il percorso (come all’High Line di New York) sarebbe abbellito con fiori e piante, relativi esercizi commerciali e mostre di florovivaistica (a livello didattico e commerciale).
  7. Lungo il percorso e nelle stazioni, potrebbe esserci spazio anche per uffici e studi professionali (affittati a canoni convenienti). Consentendo, contestualmente, al Comune di ricavarne un utile.
  8. Luoghi per street food, sia ordinariamente che in occasioni di fiere e mercati di settore.
  9. Creare punti d’interesse, luoghi di osservazione del paesaggio, avvistamento e orientamento geografico, attraverso idonee attrezzature e un qualificato servizio di consulenza.
  10. Circa ventilate “alienazioni” della quota comunale: evitare la vendita a soggetti di tipo parapubblico, caricando il debito sulle future generazioni di figli e nipoti (come è già colpevolmente avvenuto per pensioni baby e altri sprechi).

Conclusione: “Questo, e molto altro, per un eventuale riutilizzo di un sistema che dal punto di vista trasportistico si è rivelato inadeguato e troppo costoso, ma le cui strutture sono convertibili e riutilizzabili in un nuovo contesto e con altre finalità sociali e culturali”.

I singoli punti toccati da Monella, verranno poi ripresi da Perugia Today in successivi interventi.

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