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Cambiare il minimetrò: "La tratta fino all'ospedale è inutile, costruiamo il tram-treno"

La versione di Luigi Fressoia, presidente di Italia Nostra, che insieme ad Alessio Trecchiodi è una delle menti critiche nei confronti del “brucomela”

Vasta eco sta suscitando la serie di interviste uscite su PerugiaToday circa il Minimetro, i suoi costi, il suo miglior utilizzo.

Una delle tesi sostenute da più interlocutori vede un possibile miglioramento dei conti economici (e dell’efficienza) nell’ampliamento del percorso al nuovo ospedale. Sentiamo cosa ne pensa Luigi Fressoia presidente di Italia Nostra che unitamente ad Alessio Trecchiodi è una delle menti critiche nei confronti del “brucomela”.

Trova utile la prospettiva dell’ampliamento?

“Secondo me, un secondo Minimetro, da Pian di Massiano al Silvestrini, sarebbe un altro grave errore: non solo perché aggiungerebbe debito a debito (il flusso da Pian di Massiano al Silvestrini difficilmente eguaglierebbe quello da Pian di Massiano al Centro Storico), ma perché continuerebbe a implicare - come il primo Minimetro - l'uso dell'automobile dalle abitazioni degli utenti fino al Minimetro, primo o secondo che sia”.

Insomma, non si creerebbe l’alternativa all’ammassarsi di automobili?

“Quando hai fatto dieci/venti chilometri (o più) con la tua automobile, non ha senso fare gli ultimi due o tre con un mezzo diverso, il Minimetro in questo caso. Tanto più che sia il Silvestrini che il centro Storico offrono abbondanza di parcheggi”.

Allora, che fare?

“Nei pressi del Silvestrini passa la ferrovia Terontola-Foligno che, insieme alle altre ferrovie perugine (la Fcu da Terni a Sansepolcro e la Ponte San Giovanni-Sant’Anna), ha il pregio di toccare il 70% delle periferie e moltissime frazioni e città della regione tributarie di traffico cittadino. Dalla fermata S. Sisto/Silvestrini basta un tapis roulant di 400 metri fino all’ingresso principale del Policlinico”.

Insomma, lei è a sostegno della ventilata “metropolitana di superficie”, un’idea per la quale si batte da tempo?

“Esattamente! Ma non l’ho certo inventata io la metropolitana di superficie: i piani comunali e regionali degli anni ’70 e ’80 la prefigurano costantemente. Ma il fatto è che poi tutto si è sviato con l’innamoramento del Minimetro. La metropolitana di superficie consentirebbe alle cinque ferrovie esistenti di essere utilmente usate in chiave urbana e metropolitana con adeguati nuovi mezzi (Tram-Treno), in modo che gli utenti diretti al Silvestrini o al Centro Storico (o in qualsiasi quartiere e cittadina toccata da ferrovie) trovino il Tram-Treno o sotto casa o molto vicino a casa, così che, una volta saliti in carrozza, poi non cambiano più fino a destinazione”.

Quali sono le cinque ferrovie esistenti?

“La ferrovia che va al Trasimeno-Toscana, quella a Umbertide-Città Di Castello-Sansepolcro, quella a Foligno-Spoleto, quella a Todi-Terni e infine il peduncolo decisivo da Ponte San Giovanni a S. Anna”.

Perché è decisivo il peduncolo Ponte San Giovanni-S. Anna?

“Perché dalla stazione di S. Anna un binario tram può uscire sul Piazzale Bellucci, andare alle scale mobili di Piazza Partigiani, proseguire per viale Pellini, viale Antinori, la Conca-Università, via Ruggero D’Andreotto, via Mario Angeloni e reimmettersi sulla ferrovia dello stato a Fontivegge. Avremmo così gente da Umbertide o da Foligno o da Todi-Terni che può raggiungere il Silvestrini passando per la circonvallazione storica (le due linee di scale mobili), e ovviamente viceversa. Con ciò beneficando molto il Centro Storico”.

Cosa c’è di diverso dal Minimetrò o da altri mezzi compresa l’automobile?

“Salire su un mezzo vicino casa per scendere a destinazione senza altri cambi è una differenza decisiva, capace di attirare su un tale mezzo pubblico un flusso molto consistente di persone, ora costrette a usare l'automobile il cui costo è sempre più insostenibile per le famiglie. Gli autobus dovrebbero convergere sul tale armatura ferroviaria dei cinque rami. Sarebbe un modo di rendere più economico l’insieme trasporto pubblico: se non pagante, almeno con un peso molto ridotto sulle casse pubbliche”.

In cosa il sistema Tram-Treno è superiore al Minimetrò?

“Gli impianti Minimetro sono chiusi in sé per quanto possono avere fermate presso stazioni ferroviarie (ma quindi sempre implicando cambio di mezzo). Il Tram-Treno invece mette a rete - in un servizio urbano e metropolitano - i 250 chilometri di ferrovia esistente in Umbria e la nuova tratta tramviaria (i cinque chilometri lungo la circonvallazione storica, da S. Anna a Fontivegge)”.

Con quale vantaggio?

“Il Tram-Treno è vettura che cammina indifferentemente su binari-treno e binari-tram, sicché, permettendo di non cambiare mezzo, si configura come sistema aperto alla infinità di collegamenti ferroviari. Se lei guarda una mappa con la vera Perugia contemporanea (che è estesa da Taverne di Corciano a Collestrada/Bastia) e vi individua il tracciato del Minimetrò, vede che è un lombricotto insignificante, che non poteva funzionare, come scrissi in una relazione di dieci pagine del 1995, quando se ne innamorarono”.

Lei e “Italia Nostra” come farete a convincere il pubblico e la politica della bontà delle vostre posizioni?

“Presenteremo il progetto Tram-Treno molto a breve, insieme al “Comitato Ultimo Treno” del colonnello Trecchiodi”.

E PerugiaToday s’impegna a darne conto.

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