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INTERVENTO Perugia sta con Pino Maniaci il giornalista anti-mafia nel mirino

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Nicola Capizzi, perugino d'adozione, che conosce bene Pino Maniaci e la sua Tv Telejato che tutti i giorni denuncia corruzione e mafia facendo nomi e cognomi. L'Umbria sta con Pino Maniaci

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Nicola Capizzi, perugino d'adozione, che conosce bene Pino Maniaci e la sua Tv Telejato che tutti i giorni denuncia corruzione e mafia facendo nomi e cognomi. Pino è stato vittima di due nuove minacce: l'ultima gli hanno ucciso e poi impiccato due cani. Ecco il racconto e la storia di questa brutta situazione e del perchè anche dall'Umbria dobbiamo essere vicino a Pino Maniaci e alla sua Telejato.

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di Nicola Capizzi

Vi racconto una storia, una storia d'amore. Vi racconto la storia di un lui ed una lei che vivevano insieme, e della loro famiglia. Vi racconto una storia che finisce in tragedia. No, tranquilli, nulla a che vedere con Shakespeare e con Verona. E soprattutto nulla di inventato. E' la storia di due cani, Billy e Cherie. La cui unica colpa è stata quella di non avere colpa. Perché l'unica colpa, in questa amara vicenda, è attribuibile solo a chi, infinitamente meschino, ha deciso di porre fine alla loro esistenza e all'amore che provava per loro la famiglia che li ha adottati. Si, adottati. I cani sono membri della famiglia e se qualcuno di voi vive con uno di loro, capisce bene cosa intendo.

Una storia questa che intreccia malaffare, sangue, mafia e una famiglia che della legalità ha fatto ragion d'essere. E' la storia di Telejato, della famiglia Maniàci, dei loro Billy e Cherie.

Pino, Telejato, la sua famiglia. Vi parlo adesso, seppur brevemente (troppo brevemente mio malgrado), della storia di dell'emittente televisiva Telejato e del suo direttore, Giuseppe Maniàci. Giuseppe Maniàci, Pino per gli amici, è un uomo che vive in un paese in provincia di Palermo, Partinico. Ha tanti amici, un lavoro da direttore del Tg in una Tv locale, una meravigliosa famiglia sempre al suo fianco. Tutto in regola insomma. O almeno così sembra. Se non fosse che lui ha deciso di dedicare la sua professione alla lotta al malaffare, e la sua famiglia di seguirlo nella sua missione. In Sicilia, quando si parla di criminalità, non si può non parlare di mafia. La questione, è come ne parli. Pino, a differenza di tanti altri, non si è mai dispensato dal fare i nomi e i cognomi di chi cerca di piegare un intero popolo ai propri piedi. Il suo popolo. Il popolo siciliano. Grazie alle inchieste e ai servizi mandati in onda molti uomini (uomini si fa per dire) d'onore (anche onore, si fa per dire) sono stati condotti in quello che Pino definisce "il loro habitat naturale", le patrie galere. Tutto questo però ha il suo prezzo. Un prezzo alto, a volte insostenibile. Non è facile ricordare il numero delle lettere intimidatorie inviate a Pino e alla sua famiglia, le auto date alle fiamme, le gomme tagliate, i parabrezza sparati. In tutto questo, va annoverato anche un tentativo di strangolamento miracolosamente sventato. Quella volta Pino se l'è davvero vista brutta. Quando la figlia Letizia lo andò a trovare in ospedale, le disse che forse era arrivato il momento rallentare un po'. Almeno fino a quando le acque non si fossero calmate. Perentoria fu la risposta di Letizia: "non ti preoccupare Pà, tu riposati. Adesso vado in televisione e ci penso io a questi pezzi di merda".

Se Pino è la voce di Telejato, Letizia ne costituisce gli occhi. Due occhi azzurri e profondi come il mare che abbraccia la Sicilia. Oltre a Letizia che si occupa delle riprese e del montaggio, c'è il resto della famiglia. Gianni e Simona che stanno alla regia e mamma Patrizia che si occupa del resto.

Durante l'anno molti sono i giovani che decidono di venire per qualche giorno a Partinico per dare una mano e vivere una grande esperienza. La famiglia Maniàci non è mai sola. Nel corso degli anni tanti sono i stati i figli "adottati". Tanto era l'amore che questa famiglia aveva da dare, che ha deciso di prendere con sé anche due amici a quattro zampe: Billy e Cherie.

Billy e Cherie. Billy e Cherie erano due cani bellissimi (ammesso che esistano cani brutti) che Pino e la sua famiglia hanno tolto dalla strada. Cherie dormiva in un recinto e il resto del tempo lo passava il libertà. Billy era invece uno spirito libero, molto affezionato al suo padrone. Dormiva sotto il portone della redazione, faceva la guardia. Ma non al suo territorio, come è solito che sia per un cane, ma al suo amico Pino. Lo accompagnava tutte la volte che arrivava in Televisione, dalla macchina al portone e dal portone alla macchina quando andava via. Gli correva dietro per un pezzo di strada, come se la pattuglie dei carabinieri che lo scortano ogni giorno non bastassero.

Una volta scortò anche il mio amico Danilo. Anche lui collabora con Telejato e una volta si trovò a fare un servizio sul randagismo a Partinico. Telecamera in spalla, iniziò a seguire un branco di cani che si dirigeva verso il centro cittadino. Billy lo ha accompagnato per tutto il tragitto e fino al ritorno. Immagino cosa avrà pensato: "non mi piace che Danilo vada dietro a quei brutti ceffi, che per altro stazionano sempre davanti la redazione tutte le volte che la mia Cherie va in calore. Meglio accompagnarlo". Poi Cherie. La prima arrivata. La fimminedda da coccolare. Chiunque avesse qualcosa da mangiare in mano non poteva che dividerlo con lei. Impossibile resistere al suo sguardo languido. Una sua taliata e ti scioglievi. Vivevano insieme Billy e Cherie. Condividevano la ciotola dell'acqua, quella del cibo e le carezze. Cherie era così golosa di coccole, che quando arrivava qualcuno, a volte Billy si faceva da parte per lasciarle tutte a lei. Billy voleva bene a Cherie.

Purtroppo su qualcuno i loro occhi non hanno avuto effetto. Li hanno presi e ammazzati barbaramente. Non contenti del vile gesto li hanno appesi ad un palo, l'uno di fronte all'altra, come carne da macello. Una barbarie indicibile.

Vorrei averli davanti questi schifosi. Vorrei chiedergli come si fa a uccidere due esseri così innocenti. Con quale ferocia si può compiere un atto così infame. Facile prendersela con chi è buono, possibilmente Billy e Cherie hanno pure scodinzolato quando li hanno visti. Erano due cani mansueti loro. Ma cosa vi aspettavate, che Pino e la sua famiglia si sarebbero arresi davanti a questo atto intimidatorio? Che non avrebbero fatto del tutto affinché i bastardi (bastardi non sono i mai cani ma quegli uomini che si macchiano di tali crimini) artefici di questo vile gesto non venissero consegnati alla giustizia?

La storia d'amore tra Billy, Cherie e la famiglia Maniàci e stato così brutalmente interrotta. Da quanto emerge, i pezzi di merda autori di questo delitto, hanno agito nella notte. Ma le indagini sono in corso e sono fiducioso, anzi sicuro, che questi balordi finiranno in galera.

La cosa che mi conforta e mi da coraggio ad andare avanti è il calore che Perugia non sta facendo mancare alla famiglia Maniàci. I ragazzi dell'Udu Perugia e quelli della Rete Studentesca di Perugia si sono incontrati per registrare e inviare dei video sostegno a Pino e alla sua famiglia. Hanno lanciato la campagna a sostegno di Telejato "#TELEJATONONSIFERMA. Tutto questo mi fa ben sperare. Mi dice che anche qui a Perugia le coscienze si stanno svegliando. Più volte Pino ha partecipato a manifestazioni organizzate dai ragazzi portando la sua testimonianza. Ma c'è ancora tanto da fare. Ndrangheta, cosanostra e camorra nel Centro Italia fanno affari d'oro. Ormai la mafia non ha più confini. Bisogna parlare di mafia, perché non è qualcosa che riguarda solo una parte dello Stivale. Ecco perché l'informazione, unica arma di Telejato, è lo strumento più forte in grado di contrastare il sistema mafioso. E' necessario che la lotta alla criminalità organizzata entri nei primi posti dell'agenda di chi amministra.

Spesso però si gira la testa dall'altra parte. Meglio farsi gli affari propri, meglio non vedere. D'altronde, occhio non vede cuore non duole. Ma se il cuore si ferma, gli occhi non vedranno più nulla.

non ci sono più

appesi come carne da macello

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