Minaccia di morte il genero, denunciato e tolte le armi: fa ricorso e viene condannato

Secondo l'uomo le minacce e il possesso di armi non sarebbero collegati. I giudici: "Norma preventiva, per evitare ulteriori reati"

Minaccia di morte, in più occasioni, il fidanzato della figlia. E in casa ha armi e munizioni con i quali potrebbe dare seguito alle minacce. Così, oltre alla denuncia, viene raggiunto da un ordine del Prefetto di Perugia con il quale gli viene revocata la possibilità di detenere armi e cartucce.

L’uomo, difeso dall’avvocato Mario Tedesco, si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria per contestare “il divieto per il ricorrente di detenere armi e munizioni, già ritirate dal Comando Stazione Carabinieri di Assisi, nonché di cedere le stesse a persona non convivente entro 150 giorni pena la confisca delle medesime”.

Secondo il ricorrente, infatti, non vi sarebbe motivo né per il divieto di detenere armi né per la confisca delle stesse. Anche “le condotte contestate”, cioè “le minacce di morte rivolte a..., compagno di ... (figlia del ricorrente) e le riscontrate carenze nelle modalità di custodia delle armi” sarebbero “insuscettibili di integrare i presupposti di legge per decretare il divieto di detenzioni di armi e munizioni”.

I giudici amministrativi, però, hanno concordato con Prefettura e Carabinieri ritenendo che la confisca delle armi abbia “la finalità … di prevenire fatti lesivi della pubblica sicurezza” e chi detiene armi debba essere “persona esente da mende ed al di sopra di ogni sospetto o indizio negativo, e nei confronti del qua/e esista la completa sicurezza circa il buon uso delle armi”.

E nel caso specifico “le minacce di morte avanzate” al futuro genero “e risultanti dalla denuncia effettuata da quest’ultimo, denotano un contesto di conflittualità familiare suscettibile di integrare gli estremi di legge per decretare il divieto di detenzione di armi e minizioni, tenuto conto non soltanto della gravità della minacce in se considerate, ma anche delle circostanze in cui queste sono stata ripetutamente poste in essere, ovvero in occasione di un impeto d’ira ed alla presenza di più persone”.

Senza considerare che dal sopralluogo dei Carabinieri è emersa l’irregolarità nella “custodia delle armi in possesso del ricorrente, alle quali ha fatto seguito la denuncia di quest’ultimo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia” per trasporto abusivo di anni dal luogo di detenzione ad altro, omissione di denuncia della detenzione dell’arma da un luogo ad un altro e omessa denuncia di munizionamento o di armi o di parti di esse.

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Da qui il rigetto del ricorso, con conferma dei provvedimenti, e condanna al pagamento di 1.500 euro di spese processuali.

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