Ubriaco al bar aggredisce e minaccia con un coltello i carabinieri e la moglie, fissato il giudizio immediato

L'uomo non è la prima volta che si scaglia contro i familiari quando è sotto l'effetto dell'alcol. Per il giudice è troppo pericoloso per essere rilasciato

I carabinieri erano intervenuti in un bar dove un avventore, particolarmente ubriaco, stava importunando altri clienti. Sul posto avevano trovato una “vecchia conoscenza” ed erano riusciti a calmarlo e riportarlo a casa. Alla vista dei carabinieri la moglie aveva detto “di non poterne più dei comportamenti inappropriati del compagno”, ma la frase aveva scatenato la furia dell’uomo che armato di coltello aveva minacciato di morte la consorte e i carabinieri. Ed era finito in cella (ove tuttora si trova, vista la pericolosità) in attesa di giudizio, fissato con la formula del giudizio immediato al 6 giugno prossimo.

Per la Procura perugina l’uomo, difeso dall’avvocato Fabio Maddalena, deve rispondere di maltrattamenti delle moglie convivente per averla sottoposta “ad un regime di vita intollerabile; in particolare con abitualità, specie in concomitanza dell’assunzione di sostanze alcoliche, minacciava di morte la stessa, anche con l’uso di un coltello; da ultimo, anche a seguito dell’intervento dei carabinieri presso l’abitazione, impugnava un coltello e si scagliava contro la moglie dicendo: ‘ammazzo te e i carabinieri’, venendo bloccato dagli stessi militari”.

L’uomo è anche accusato di resistenza a pubblico ufficiale per essersi scagliato contro i militari “a mani nude e minacciandoli con l’uso di un coltello. In particolare dopo che i militari erano intervenuti presso il bar …, a seguito di una segnalazione per la presenza di un uomo che in stato di ubriachezza, importunava gli avventori del bar” lo prelevavano e lo portavano a casa dove “dopo alcune minacce proferite dall’uomo nei confronti della moglie ed uno stato di momentanea calma, afferrava un coltello dirigendosi verso la moglie, minacciando la stessa ed i militari che, successivamente, una volta che l’uomo veniva disarmato, venivano colpiti a mani nude” provocando lesioni personali consistenti in “contusione del polso sinistro”, lesioni da graffio e contusioni.

Il reato di minacce perché “brandendo un coltello” minacciava di morte la moglie e i militari, è la diretta conseguenza del comportamento dell’uomo.

Il magistrato che ha disposto la carcerazione e il giudizio immediato ha tratteggiato una personalità particolarmente violenta con il rischio che lo stesso “prosegua e intensifichi le proprie abituali condotto violente e minatorie ai danni della compagna, anche con l’uso di armi improprie, specie tenuto conto dell’allarmante personalità del prevenuto”, non nuovo ad episodi di violenza.

La moglie e i figli hanno testimoniato che almeno in tre occasioni aveva picchiato e minacciato con un coltello. Comportamenti violenti che deriverebbero dall’abuso di alcol e marijuana, nonostante l’uomo sia stato sottoposto ad un periodo di affidamento in prova ai servizi sociali. Periodo che non è servito a molto, visto che per il giudice l’uomo non dimostra “alcuna autentica modifica dello stile di vita, a cominciare dalla persistente dedizione all’alcol”.

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