Odissea giudiziaria e burocratica per il militare ferito in Iraq

Secondo una legge ha diritto al risarcimento, per un'altra norma lo ha già preso nella liquidazione dell'invalidità

Il ferimento e l'invalida conseguente dopo l'attentato di An Nasiriyah vale 215mila euro e un ricorso al Tribunale amministrativo per una quota del risarcimento.

Protagonista della vicenda un maresciallo rimasto ferito nell'attentato alla base italiana in Iraq. A seguito di quell'attentato il maresciallo riportava una menomazione alla mano con conseguente grado di invalidità e un risarcimento di 215mila euro, dal quale venivano scorporati quasi 35mila euro perché già pagati dall'assicurazione. Secondo il militare non era così, ritenendo che «il trattamento previsto per i casi di decesso e di invalidità si cumula con quello assicurativo» previsto dalle norme che regolano tale materia.

Secondo il ministero della difesa, invece, «l’equo indennizzo riconosciuto» e pagato «da parte dell’assicurazione il cui premio è stato pagato dallo Stato» costituisce un argine invalicabile nel caso in cui «a fronte di un unico fatto lesivo» chi abbia «già ottenuto un ristoro economico a carico dell’amministrazione» non possa richiedere «una ingiustificata duplicazione di benefici a carico della finanza pubblica».

Il militare, quindi, sulla base di due norme attualmente in vigore avrebbe da un lato diritto al cumulo del risarcimento diretto dello Stato e anche dell'assicurazione, dall'altro si è visto negare questa possibilità.

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