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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca

CasaPound contro l'assessore: "E' al servizio del business dei migranti, dimissioni subito"

Perugia, in tre anni dal Comune 150 mila euro per i centri d'accoglienza: la protesta di CasaPound che spara ad alzo zero sull’amministrazione civica e, in specie,  sull’assessore Edi Cicchi. Sul cavalcavia di via Cortonese i militanti dell’associazione hanno esposto uno striscione che recita: "Con 150 mila euro ai centri di accoglienza, il Comune finanzia l’invasione”.

Insomma: la destra (dei duri e puri) che se la prende col centrodestra. Secondo Antonio Ribecco, responsabile del movimento a Perugia, è un errore quella delibera (approvata dalla maggioranza di centro destra) che destina 150 mila euro, in tre anni, ai progetti SPRAR. A suo dire, quei soldi andrebbero “a finti profughi, gestiti per il solo business dalle solite cooperative a Perugia e provincia”.

“E ai cittadini – afferma perentorio – il Comune ripete il mantra secondo il quale i soldi per noi non ci sono. Ma per altri sì!”. “Non regge più la favoletta che i soldi sono del governo e della comunità europea!”, aggiunge Ribecco. CasaPound contesta “la doppia faccia della giunta Romizi, chiedendo le dimissioni dell’assessore Cicchi che ben incarna questo concetto: essere al servizio delle cooperative, come dimostrato dal precedente incarico e dallo scandalo della famosa lettera di raccomandazione al prefetto”.

Insomma: la Cicchi – a sentire Ribecco – non dice il vero quando afferma “che il Comune non può opporsi all’arrivo dei falsi profughi, che l’ostello poteva essere un centro di accoglienza, invece poi è stata smentita dalla commissione comunale. L’assessore al sociale diceva che i soldi dell’accoglienza erano fondi europei e il comune non ci metteva un euro”.  

Ma le cose non starebbero affatto in questo modo. “Invece – afferma CasaPound – si tratta di fondi ministeriali e il comune cofinanzia con 150 mila euro in tre anni, mettendoci ogni anno il 5% della cifra totale”.  “Chiediamo - conclude Ribecco - le immediate dimissioni di chi non è al servizio dei cittadini, ma solo del business dell’accoglienza”. Parole di lancinante chiarezza alle quali l’assessore saprà di certo rispondere. In qualche modo.

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