Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Mente al giudice per salvare il compagno arrestato: sotto processo per falsa testimonianza

La donna ha affermato di aver chiesto all'uomo di tornare, nonostante fosse stato espulso, perché aveva avuto un aborto e aveva bisogno di lui: tutto falso

Mente al giudice per coprire il compagno che, messo su un aereo e rimpatriato, poco dopo era ricomparso a Perugia ed era finito sotto processo per violazione delle norme sull’immigrazione.

La donna, una 35enne albanese, difesa dall’avvocato Cesare Carini, è finita davanti al giudice con l’accusa di falsa testimonianza.

Il compagno era stato arrestato per essere tornato in Italia dopo che era stato espulso. Come giustificazione aveva portato un ricovero della compagna e la necessità di strale vicino. Ricovero che era, poi, risultato falso.

La Procura di Perugia contestava all’uomo, nonostante fosse stato “espulso dal territorio dello Stato con decreto del Prefetto di Perugia e accompagnato coattivamente alla frontiera aerea di Fiumicino” l’11 ottobre del 2016, neanche cinque mesi dopo era di nuovo in Umbria. Violando così le norme sull’immigrazione, facendo rientro in Italia “senza aver ottenuto la speciale autorizzazione del Ministero dell’Interno, prima dello spirare del termine” imposto dall’espulsione e che avrebbe dovuto attendere prima di tornare in Italia.

La 35enne era stata convocata come testimone e “dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Perugia, rendeva falsa testimonianza riferendo di avere avuto un aborto spontaneo … di stare male e di avere pertanto chiamato” il compagno “per starle vicino”. Circostanza che, però, non trovava conferma negli accertamenti effettuati dal Carabinieri del Nas in ospedale.

Il giudice monocratico ha disposto la nullità del decreto che dispone il giudizio con restituzione atti al giudice per l'udienza preliminare.

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