Omicidio Polizzi, il Coronavirus fa saltare l'udienza in Cassazione per Riccardo Menenti. Si farà dopo l'estate

L'uomo, condannato all'ergastolo per l'assassinio del giovane Alessandro, è stato scarcerato per decorrenza dei termini, ed è agli obblighi di dimora a Todi

L’udienza in Cassazione per Riccardo Menenti era fissata per il 19 marzo, ma lo stop ai processi fino al 31 maggio obbliga ad un rinvio, con conseguente slittamento del processo tra settembre novembre.

Riccardo Menenti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Alessandro Polizzi, al momento, è sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Todi e divieto di avvicinamento alle persone offese. L’uomo era stato scarcerato per decorrenza dei termini della custodia cautelare ad inizio anno e il nuovo provvedimento restrittivo era stato emesso il 27 gennaio scorso dalla Corte d'Appello di Firenze dopo l'istanza depositata dagli avvocati di parte civile.

Anche il figlio Valerio, condannato per l’omicidio di Alessandro Polizzi avvenuto in un appartamento di via Ricci il 26 marzo del 2013, è uscito dal carcere a maggio del 2019 (condannato a 16 anni e mezzo, si era visto la pena ridotta dopo l’annullamento della condanna da parte della Cassazione e il rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Anche per Valerio erano decorsi i termini massimi di custodia cautelare.

Riccardo Menenti, difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli, è considerato l’autore materiale del delitto di via Ettore Ricci. Secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stato proprio Riccardo Menenti nella notte tra il 25 e il 26 marzo ad aprire il portone del palazzo, sfondare il portone dell'appartamento, entrare e iniziare una colluttazione con Alessandro Polizzi. Per la Procura l’uomo era armato di pistola, quella che ucciderà il giovane e ferirà la fidanzata Julia. Per Menenti la pistola sarebbe stata in mano a Polizzi.

Il colpo di pistola, secondo Menenti, sarebbe partito per caso nella colluttazione. Per la Procura Menenti avrebbe sparato per uccidere entrambi i giovani e solo l’inceppamento dell’arma avrebbe salvato Julia. Poi avrebbe infierito sul corpo del giovane assassinato con il piede di porco utilizzato per forzare il portone.

Per giorni Menenti aveva rilasciato interviste e si era dichiarato estraneo ai fatti. Poi era trovato il suo sangue sul luogo del delitto ed era stato arrestato insieme con il figlio Valerio, che era in ospedale al momento dei fatti e considerato concorrente morale e materiale della morte di Alessandro. L’omicidio sarebbe maturato nell’ambito di una vendetta, del desiderio di farsi giustizia da sé dopo che il figlio Valerio era stato aggredito più volte dal ragazzo ucciso e dai suoi amici a causa di un rapporto burrascoso con la seconda vittima di questa storia, Julia.

Dopo tre processi, uno in primo grado e due in appello Riccardo era stato condannato all'ergastolo e Valerio a 16 anni. Adesso sono tornati in libertà per decorrenza dei termini della custodia cautelare a causa di ritardi nella trasmissione in Cassazione dei fascicoli processuali. Suscitando ira e sdegno nei familiari delle persone offese.

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A causa dell’emergenza da Coronavirus tutte le udienze sono sospese fino al 31 maggio e prima del 10 aprile non si possono trattare fascicoli.

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