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Cronaca

Maxi frode del carburante, prosciolti Mauro e Federica Olivi: il fatto non sussiste

La soddisfazione dei difensori: "Sentenza importante, pone un argine tra eventuale responsabilità tributaria e quella penale"

Mauro Olivi, amministratore della Olivi, azienda umbra che opera nel mercato della commercializzazione di prodotti petroliferi, e sua figlia Federica, legale rappresentante della società, sono stati prosciolti dal gup Valerio D’Andria “perché il fatto non costituisce reato”.

  I due erano accusati di frode fiscale nell’ambito di un procedimento che ha coinvolto diverse società operanti in tutto il territorio nazionale nel settore energetico e dei carburanti per false fatturazioni, al fine di omettere il pagamento delle imposte sul carburante.  

  In particolare, a Mauro e Federica Olivi si contestava di aver omesso il versamento dell’Iva in seguito all’acquisto di carburante da aziende rivelatisi fittizie, create dunque per evadere le imposte. 

  Dalla documentazione raccolta dalla Guardia di finanza, risultava che la Olivi avesse acquistato i prodotti, successivamente venduti ai consumatori, e che avesse regolarmente versato l’Iva, ma a un fornitore “inesistente” invece che a quello reale, permettendo così che questo, a sua volta, non retrocedesse l’imposta pagata dal suo cliente.

Secondo la Guardia di finanza, Olivi avrebbe dovuto rendersi conto che stava pagando fatture a soggetti “interposti” solo perché la merce offerta in vendita era a buon mercato, con un prezzo al di sotto di quello medio per gli operatori del settore.

Si poteva anche immaginare che se la Olivi si fosse accorta di pagare fatture a soggetti “interposti”, che non avrebbero a loro volta riversato l’Iva, l’accusa di partecipazione alla “truffa carosello” sarebbe stata plausibile.

Gli inquirenti non avevano però alcun elemento dal quale desumere che la ditta Olivi fosse consapevole di ciò, o, peggio ancora, che fosse d’accordo con i truffatori. 

Mauro e Federica Olivi sono stati gli unici, insieme ad altri due spezzini, ad essere stati prosciolti in un procedimento con 22 rinvii a giudizio e 4 condanne. 

“Abbiamo illustrato al Giudice dell’udienza preliminare che sulla base di questa sola supposizione non si sarebbe potuto instaurare un giudizio nei confronti di Mauro e Federica Olivi, perché mai nessun giudice li avrebbe potuti condannare per frode fiscale semplicemente per aver acquistato a un prezzo conveniente. Ciò sia perché il prezzo non era in definitiva tanto stracciato o fuori mercato, sia perché sarebbe stato grottesco far discendere così pesanti conseguenze sulla testa dei due imprenditori, caduti anche loro nelle maglie della rete di traffici opachi. La sentenza del Giudice dell’udienza preliminare mercoledì scorso, a cui la stampa locale ha dato un giusto risalto, fissa un argine invalicabile nell’accertamento della responsabilità penale, stabilendo una volta per tutte che i ragionamenti presuntivi possono valere semmai per le controversie tributarie, ma non per infliggere anni di carcere alle persone e distruggere realtà aziendali che danno lavoro a tante persone. È una sentenza di straordinaria importanza e l’accogliamo con grande soddisfazione”, dichiara il Professor David Brunelli, dello Studio legale Brunelli, difensore, assieme all’avvocato Nicola Di Mario, di Federica Olivi. 

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