Matrimonio fasullo e condanna per estorsione, per il Tribunale amministrativo non basta a revocare il permesso di soggiorno

Separare la famiglia lederebbe i diritti tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Secondo i giudici amministrativo della vicenda deve occuparsi il Tribunale civile

Una condanna per estorsione e un matrimonio ritenuto fasullo possono portare alla revoca del permesso di soggiorno, ma a decidere deve essere il Tribunale civile e non il Tribunale amministrativo regionale.

I giudici amministrativi sono stati chiamati ad esprimersi sul ricorso di uno straniero, assistito dall’avvocato Luca Maori, al quale il Ministero dell'Interno aveva revocato il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo motivandolo sul rilievo della “contrazione di matrimonio con cittadino italiano non seguito dalla convivenza ex art. 30 comma 1-bis TU, ritenuto dunque fittizio, oltre che da condanna del 2012 ... alla detenzione di 1 anno e 10 mesi per estorsione continuata e aggravata”.

Secondo la difesa dell’uomo “la normativa applicabile in tema di permessi di soggiorno non richiederebbe il requisito della convivenza per la permanenza in Italia a seguito del matrimonio”, quanto alla condanna riportata “non avrebbe carattere automaticamente ostativo”, mentre la revoca del permesso di soggiorno dividerebbe la famiglia, ledendo “il diritto all’unita familiare” garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il Ministero degli Interni ha ribattuto fornendo documentazione relativo alla segnalazione dell’uomo in merito a “truffe legate alla permanenza di extracomunitari, evidenziando la natura fittizia del matrimonio dal momento che il marito vive” in una città e la moglie in un’altra.

I giudici amministrativi, seguendo “l’orientamento giurisprudenziale pacifico” hanno ritenuto che “le controversie relative a questioni attinenti il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari, devono essere devolute alla giurisdizione del giudice ordinario”. Quanto alla condanna penale di sette anni fa, questa assume “una valenza del tutto secondaria ed accessoria” rispetto alla questione del presunto matrimonio fittizio e sulla “tutela di diritti quale quello all’integrità dell’unità familiare”.

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Da qui la dichiarazione di difetto di giurisdizione e l'invio del fascicolo al Tribunale civile.

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