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Caso Marra, torna in ballo la pista clericale: risuona il nome di Don Ciacca

Di nuovo in aula per il processo di Sonia Marra, la studentessa pugliese scomparsa nell'autunno del 2006. I due legali in aula hanno cercato di riprendere in considerazione la pista clericale. Spunta anche il nome di Don Ciacca: fu preso con la cocaina

Vengono esortati a parlare i testimoni. Domande sopra domande che non vogliono tralasciare nessun particolare. Sono le domande poste oggi, 6 novembre, dagli avvocati Daniela Paccoi e Silvia Egidi, i legali di Umberto Bindella, l’ex guardia forestale accusata di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Poi la furia in aula del pm Giuseppe Petrazzini rivolta proprio alla Egidi e alla Paccoi: “Tutto questo mi spiegate cosa c’entra con il processo?”.

Forse c’entra o forse no. Ma sembra che i due legali siano intenzionati a ripercorrere la pista clericale. In aula anche don Renzo Piccioni Pignani. La voce bassa, quasi un sibilo. “Lei era responsabile della struttura di Montemorcino all’epoca della scomparsa di Sonia Marra”. La risposta è: “Sì”. Ma quando si scende nei dettagli il prete sembra non ricordarsi niente e non conoscere nessuno. “Lei ha mai visto Sonia Marra?”. “Solo per due minuti”, risponde. Ci provano i legali a porre ulteriori domande, ma sembra quasi che il parroco, pur essendo, il responsabile della struttura non concesse nessuno. “Mi occupavo solo della ristrutturazione e non avevo alcun interesse a entrare negli alloggi”.

A un certo punto viene fatto anche il nome di don Ciacca, il prete arrestato nella struttura di Montemorcino perché trovato in possesso di mezzo chilo di cocaina. “Non c’entra niente con il processo”, ribadisce Petrazzini. Poi quella lettera 16.5.2006, nella quale si chiedeva proprio a don Piccioni di far restare Sonia Marra nella struttura e infine quella buca vicino a Montemorcino che secondo il parroco ”non poteva contenere nessun cadavere, perché troppo piccola”.

Sfilano uno a uno i testimoni. Tutti conoscono Sonia Marra. Tutti hanno avuto un contatto con lei, ma nessuno sembrava conoscerla poi così bene. Una ragazza riservata, indietro con gli esami e “che avrebbe sostenuto a breve la prova di microbiologia per rimettersi di nuovo in paro”. Poi più niente. Nessun’altro particolare. Un processo che non vede una fine e che ha ancora una schiera di testimoni da sentire. Cento in tutto.    

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