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Dieci anni di maltrattamenti e minacce da parte del marito alcolista e assuntore di droghe, salvata dal figlio e dai carabinieri

Drammatica udienza in tribunale. Il giudice: "I comportamenti dell'uomo l’espressione della volontà dell’agente di ledere con continuità l’integrità fisica e morale della donna, infliggendole gratuite violenze fisiche e psichiche"

Dieci anni di alcol e maltrattamenti, minacce e ingiurie. Una situazione che si sarebbe verificata quotidianamente, soprattutto dopo che l’uomo aveva bevuto, minacciando di morte, con un coltello, la moglie. Fino al marzo scorso, quando i carabinieri lo hanno arrestato dopo che l’uomo in un bar, particolarmente ubriaco, stava importunando altri clienti.

Da quel giorno l’uomo si trova detenuto e oggi, davanti al giudice Alberto Avenoso, e in sede di giudizio immediato si è discussa la possibilità di una misura in un luogo diverso, una struttura per il recupero delle persone con dipendenza. Decisione rinviata al 26 settembre prossimo in quanto l’uomo è stato raggiunto da una condanna definitiva e la situazione si è aggravata.

Ritornando all’episodio che aveva portato all’arresto, i carabinieri di Panicale erano intervenuti su richiesta del barista e avevano trovato una “vecchia conoscenza”, erano riusciti a calmare l’uomo e riportarlo a casa. Alla vista dei carabinieri la moglie aveva detto “di non poterne più dei comportamenti inappropriati del compagno”, ma la frase aveva scatenato la furia dell’uomo che armato di coltello aveva minacciato di morte la consorte e i carabinieri.

Per la Procura perugina l’uomo, difeso dall’avvocato Fabio Maddalena, deve rispondere di maltrattamenti delle moglie convivente per averla sottoposta “ad un regime di vita intollerabile; in particolare con abitualità, specie in concomitanza dell’assunzione di sostanze alcoliche, minacciava di morte la stessa, anche con l’uso di un coltello; da ultimo, anche a seguito dell’intervento dei carabinieri presso l’abitazione, impugnava un coltello e si scagliava contro la moglie dicendo: ‘ammazzo te e i carabinieri’, venendo bloccato dagli stessi militari”.

L’uomo è anche accusato di resistenza a pubblico ufficiale per essersi scagliato contro i militari “a mani nude e minacciandoli con l’uso di un coltello. In particolare dopo che i militari erano intervenuti presso il bar …, a seguito di una segnalazione per la presenza di un uomo che in stato di ubriachezza, importunava gli avventori del bar” lo prelevavano e lo portavano a casa dove “dopo alcune minacce proferite dall’uomo nei confronti della moglie ed uno stato di momentanea calma, afferrava un coltello dirigendosi verso la moglie, minacciando la stessa ed i militari che, successivamente, una volta che l’uomo veniva disarmato, venivano colpiti a mani nude” provocando lesioni personali consistenti in “contusione del polso sinistro”, lesioni da graffio e contusioni.

Il reato di minacce perché “brandendo un coltello” minacciava di morte la moglie e i militari, è la diretta conseguenza del comportamento dell’uomo.

Il magistrato che ha disposto la carcerazione e il giudizio immediato ha tratteggiato una personalità particolarmente violenta con il rischio che lo stesso “prosegua e intensifichi le proprie abituali condotto violente e minatorie ai danni della compagna, anche con l’uso di armi improprie, specie tenuto conto dell’allarmante personalità del prevenuto”, non nuovo ad episodi di violenza.

La moglie e i figli hanno testimoniato che almeno in tre occasioni aveva picchiato e minacciato con un coltello. Un episodio era avvenuto a maggio dell’anno prima, con la donna buttata a terra e malmenata, minacciata con un coltello e salvata dal figlio che aveva disarmato l’uomo visto che “era solito minacciare tutti in casa”. I due figli hanno raccontato del clima di terrore che regnava in casa al rientro dell’uomo e Comportamenti violenti che deriverebbero dall’abuso di alcol e marijuana (una bustina era stata trovata nel portafoglio dell’uomo dalla moglie), nonostante l’uomo sia stato sottoposto ad un periodo di affidamento in prova ai servizi sociali. Periodo che non è servito a molto, visto che per il giudice l’uomo non dimostra “alcuna autentica modifica dello stile di vita, a cominciare dalla persistente dedizione all’alcol”.

Secondo il giudice i comportamenti dell’uomo, nei confronti dei familiari e della moglie, sono “l’espressione della volontà dell’agente di ledere con continuità l’integrità fisica e morale della donna, infliggendole gratuite violenze fisiche e psichiche”, rendendo impossibile ipotizzare gli arresti domiciliari o la concessione di altri benefici e che il rientro dell’uomo nell’abitazione familiare potrebbe essere “altamente pericoloso” per la donna e per i figli.

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