Marito geloso perseguita la moglie fino al divorzio: "Confessa il tradimento e ti perdono". Condannato per violenza

L'uomo accusava la donna di averlo tradito con il cognato, un amico di famiglia e con persone che la donna neanche conosceva. Dopo mesi di persecuzione la separazione e la denuncia

La folle gelosia esplode all’improvviso, dopo anni di matrimonio felice, con figli e un buon lavoro. Una sera, rientrando dal lavoro lui aggredisce lei a parole, accusandola di tradimenti su tradimenti, con il cognato, con l’amico di famiglia, con tanti altri. Un matrimonio saltato perché con “ossessive e petulanti insinuazioni circa la sussistenza di relazioni extraconiugali tra la stessa ed altri uomini tra cui il cognato … e l’amico …, così da renderle intollerabile la convivenza” costringeva la moglie “a subire, dal momento della separazione di fatto, ulteriori condotte vessatorie”.

Prima non era mai accaduto e la moglie aveva detto al giudice che il marito “era un grandissimo lavoratore e che non aveva mai posto in essere atti di violenza o vessazione nei suoi confronti, né accuse di tradimento”.

Tra i comportamenti di cui l’uomo ha dovuto rispondere alla giustizia ci sono “continue aggressioni verbali, messaggi molesti, minacce di suicidio ed altre consistite nelle frasi ‘mi farò dieci anni, io sono innamorato di te devi essere solo mia e di nessun altro’ ed ancora ‘questa storia deve finire’, nonché aver sottoposto la stessa ad un costante controllo anche con appostamenti sotto la sua abitazione, al fine di costringerla a ripensare alla loro relazione sentimentale, ormai dissolta”. Il tenore dei messaggi era, in generale: “Brutta t... te la fai con tuo cognato”.

In altre occasioni avrebbe minacciato “di uccidere” l’amico di famiglia e il cognato “presunti amanti della moglie”, che per la Procura sarebbero “atti idonei diretti a costringere la coniuge a tornare a vivere nello stesso immobile del marito”. All’amico di famiglia era stata bruciata l’auto (episodio mai ricondotto all’uomo) in occasione del compleanno della nipote dell’imputato.

Oltre alle incessanti e ossessive richieste “alla moglie di confessare il tradimento consumato con il cognato” le rivolgeva l’accusa “di farsela con quattro o cinque uomini diversi”, chiedendo alla figlie di scendere in cucina la notte per “vedere che la madre faceva quelle cose” oppure accusando “il figlio di un commercialista” di cui la donna non sapeva neppure dell’esistenza.

Roso dalla gelosia aveva scambiato una chat su Facebook tra la moglie e la sorella (aveva la password per controllare il profilo social della consorte) per un messaggio tra due amanti, cioè con il cognato. Il quale una volta era andato a riparare il pc a casa e lui si era ingelosito: “guarda che tuo marito se la fa con tua sorella” aveva scritto alla cognata.

E poi una serie continua di appostamenti sotto casa, inseguimenti quando la donna usciva e tantissimi messaggi: “ti devo parlare, tu confessa perché tu hai rovinato tutto”, “finirai in mezzo alla strada” e “non avrai un soldo da me”, ancora “ti leverò le figlie”, “rimarrai da sola, tua madre e tua sorella capiranno chi sei realmente, che sei una persona con una doppia personalità”.

Alle figlie raccontava che era “colpa della mamma se siete andate via di casa, perché lei non vuole stare qui perché vuole andare da sua madre per incontrarsi con gli amanti sotto casa … è colpa della mamma se non vi do i soldi ogni mese perché lei ha messo l’avvocato quindi io devo spendere i soldi per gli avvocati e non ho soldi per voi”.

Aveva minacciato l’amico della famiglia dicendo che avrebbe “dato un colpo” e “ti strappo il cuore”, poi aveva cercato di acquistare una pistola, almeno così risultava da fonti di polizia. Dopo una perquisizione gli agenti avevano trovato solo un fucile subacqueo.

Tra le continue richieste fatte alla moglie per convincerla a tornare insieme anche quella di mettere “per iscritto che non lo devi frequentare più (l’amico di famiglia, ndr), puoi andare con un rumeno, albanese, marocchino ma tranne con ...”, però “tu devi confessare questi tradimenti perché io ti perdono perché può succedere”.

L’ultima minaccia per telefono quando la donna era in commissariato per denunciare la situazione e gli agenti avevano chiesto che mettesse la comunicazione in vivavoce: “Io te la faccio pagare perché hai sfasciato la nostra famiglia” e “io sono disposto a finire in carcere”.

L’uomo, difeso dall’avvocato Dario Epifani, è stato condannato a 2 anni e sei mesi e al pagamento delle spese processuali, oltre ad un risarcimento danno a favore della ex moglie, costituita parte civile tramite l’avvocato Emanuela Stramaccia, di 5mila euro con provvisionale immediatamente esecutiva. Il giudice Francesco Loschi ha raccontato e spiegato i fatti e la decisione in 71 pagine di motivazioni.

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