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Giornata Mondiale della Pace: dal messaggio di Papa Francesco alla grande marcia Perugia-Assisi

Dopo il meeting mondiale sulla pace, il 9 ottobre torna la storica marcia Perugia-Assisi contro l'odio e la discriminazione nel mondo

“Non per gloria ma per cambiare il mondo. Con umiltà. Cominciando da dentro di ciascuno di noi”. Ad Assisi ci si viene così, ha detto ieri Padre Mauro Gambetti introducendo la cerimonia conclusiva della Giornata mondiale di preghiera per la pace. Senza nascondere un dubbio: “Volevamo offrire al mondo intero un messaggio di misericordia e di pace condiviso dalle religioni e dagli uomini di buona volontà. Non so se ci siamo riusciti. La storia darà il suo giudizio, in termini di sviluppo o di declino dell’umanità”.”

“Ho apprezzato molto la riflessione del Custode del Sacro Convento di Assisi pronunciata ieri pomeriggio davanti a Papa Francesco e a numerosi leaders di diverse religioni venuti da tante parti del mondo per l’incontro Sete di pace. L’ho apprezzata perché racchiude il senso del limite, dell’incertezza e del dubbio che accompagna le tante cose che facciamo per la pace. E tra queste la prossima Marcia PerugiAssisi del 9 ottobre. A dare il senso dell’urgenza impellente del nostro impegno è risuonata invece, ancora una volta, prima a Roma e poi ad Assisi, la voce di Papa Francesco".

"Per questo, anche oggi, 21 settembre, Giornata Mondiale della Pace, rilanciamo un nuovo invito a partecipare alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità-si legge in una nota del Tavolo della Pace- Ci sono molte cose da fare tutti i giorni ma il 9 ottobre dobbiamo ritrovarci insieme per generare un fatto nuovo, un movimento nuovo, all’altezza delle sfide che non vogliamo ignorare. Utilizziamo ogni giorno, ogni occasione, ogni momento, ogni strumento per coinvolgere chi non si è ancora lasciato coinvolgere".

"Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l'ignoto, spogliati di ogni cosa. Essi incontrano troppe volte il silenzio assordante dell'indifferenza, l'egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione".”

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