Cronaca

INVIATO CITTADINO L’installazione di Mamo in via Mazzini fa discutere e divide politica e cittadini. Polemica di panna montata

l gioco dell’artista consiste nel rilevare come un banale disinfettante possa essere diventato un prodotto carissimo e raro, come lo champagne

L’installazione di Mamo in via Mazzini fa discutere e divide politica e cittadini. Se ne dibatte non tanto il valore artistico-estetico, ma l’opportunità di collocarla in uno spazio
pubblico. “Pubblico sì – risponde qualcuno – ma affidato in concessione come occupazione per L'esercizio di attività professionali”, in questo caso a Shinto. Vediamo di che si tratta. In tutta evidenza, di uno spruzzino di disinfettante. Si dice di amuchina, introvabile nei primi tempi della pandemia. Il gioco dell’artista consiste nel rilevare come un banale disinfettante possa essere diventato un prodotto carissimo e raro, come lo champagne. Mamo ha giocato sul Dom Perignom/Dom Perignart MMXXI. Liberissimo di farlo. Ricordo di aver visto l’installazione in Sala dei Notari, al Love Film Festival di Daniele Corvi.

L’installazione di Mamo in via Mazzini, l'artista perugino replica dopo le polemiche

Al Love Film Festival sprizzava pellicola-2In quel caso, il manufatto “spruzzava” simbolicamente pellicola (foto in pagina). E nessuno ebbe nulla da ridire. Nel caso di Umbria Jazz, spruzzava note. Nell’attuale collocazione in via Mazzini, strada vocata alla ristorazione, sprizza effluvi di cibo e golosità. È evidente la carica simbolica e giocosa dell’oggetto, in linea col taglio ironico che caratterizza laproduzione dell’artista Mamo. Commenta il sociologo Vanni Capoccia. 

“Non è diventando sempre più banali e dozzinali che si fa uscire una città e un'economia dai problemi causati dal covid e da quelli precedenti. Se ne esce puntando in alto non scendendo sempre più in basso”. Conclude: “Sindaco e soprintendenze varie non possono non vedere, e non può non vedere la società civile, se a Perugia una società civile c'è”. Dal canto suo, la consigliera PD Sara Bistocchi scrive: “Sindaco, Giunta e non solo, hanno perso il senso della misura e dell’orientamento. Il senso della città”. Sia permessa una banale analogia. Quando fu esposto il provocatorio “pissoir” in ceramica di Duchamp (1917) ne nacque uno scandalo. Si gridò alla morte dell’arte. Poi, se ne analizzò la “R Mutt” che, letta alla rovescia, valeva “Mutter” (madre) e si tentarono letture filosofico-esistenziali.

Il successo fu tale che, col tempo, ne venne addirittura una corrente artistica, quella del readymade. Ora, senza voler azzardare accostamenti fra Mamo e Duchamp, la libertà dell’arte è valore costituzionale e non si vede perché la si debba impedire o limitare. A Mamo o a chiunque altro. Era opportuna la scelta di collocare quel prodotto in via Mazzini? Occorreva il permesso della Soprintendenza? Personalmente ritengo di no. In ogni caso, ci sono temi e problemi ben più rilevanti sui quali esercitare il diritto-dovere di critica. Questo è proprio un mini temporale estivo. Una polemica di panna montata.

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