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Cerca la figlia scomparsa, ma non la fanno entrare in discoteca e aggredisce gli agenti: mamma nei guai

La donna sotto processo per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale: "Cercavo solo la mia bambina, ero disperata". In tribunale chiede scusa ai poliziotti con una lettera

La preoccupazione di una madre per la figlia introvabile, l’ostinazione di un addetto alla sicurezza e l’intervento della Volante. Sono gli elementi che hanno portato in tribunale, come imputata, una donna per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

La donna, difesa dall’avvocato Pasquale Perticaro, si era presentata davanti alla discoteca, alle 2 di notte, in quanto non aveva notizie delle figlia ed era molto preoccupata. La ragazza avrebbe dovuto trovarsi nel locale, ma da amici comuni la madre aveva saputo che non era così e non ne aveva notizie.

Aveva cercato di spiegare la situazione alla sicurezza per poter entrare a cercare la figlia, ma secondo gli addetti non era possibile. La donna si era agitata, aveva iniziato a manifestare impazienza e rabbia. E qualcuno aveva avvertito la polizia.

Quando i poliziotti erano giunti sul posto la donna, ritenendo di non essere capita, li aveva aggrediti e insultati. Da qui la doppia denuncia e il processo che si è aperto davanti al giudice onorario Marino Albani. La donna, tramite il suo legale, ha già annunciato di essersi scusata con i poliziotti intervenuti: "Cercavo solo mia figlia". La donna ha anche fatto sapere di avere intenzione di risarcire gli agenti, trovando la formula migliore, tra le quali una lettera di scuse ufficiale. Il giudice ha rinviato per dare modo di ottemperare al risarcimento.

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