Picchia la moglie e minaccia di bruciarla con la benzina: denunciato, condannato e poi assolto

Secondo il giudice aveva dimostrato di essere cambiato già in fase di indagini. La donna ha ritirato le querele

Dalla condanna per maltrattamenti in famiglia perché con “condotte violente e minacciose”, spesso per futili motivi, avrebbe percosso la moglie, insultando (“sei un t…”), oppure minacciandola (“se vado in galera, quando esco ti ammazzo”) oppure cacciandola di casa (“vattene da questa casa tu e i tuoi figli, p…”) dopo una lite per gelosia, all’assoluzione in Corte d’appello, passando per la riappacificazione con la moglie.

È la storia di un uomo, un 52enne di origini albanesi, difeso dall’avvocato Antonio Aiello, che avrebbe minacciato la donna per costringerla a versargli la metà dei soldi derivanti dalla vendita di un’automobile (la donna è commerciante d’auto) tenendo un mano una tanica di benzina: “t…, p…, devi andare via di qui sennò ti brucio … se a pranzo non trovo i soldi brucio tutte le macchine e morite di fame”. Poi l’avrebbe anche colpita “con schiaffi sul viso ed in testa, strattonandola per i capelli e sbattendola contro la spalliera del letto” rompendole una costola.

Pochi mesi dopo, inoltre, si sarebbe introdotto nell’abitacolo dell’auto dove si trovava la donna, “con il falso pretesto di aver trovato un acquirente per la vettura”, colpendola al volto e alla testa.

Dopo che la donna non rispondeva più al telefono e cercava di non farsi trovare dall’uomo, questi avrebbe chiamato la figlia minore, lasciando un messaggio: “di’ a tua madre di comportarsi come le ho detto, altrimenti oggi vengo alla stazione e quando scendi dal pullman vi brucio tutti e tre con la benzina”.

Un comportamento che costringeva la donna e i figli a “vivere in un perdurante stato di ansia”.

In primo grado l’uomo è stato condannato ad un anno (4 mesi scontati agli arresti domiciliari), senza sospensione della pena. A questa pena si era arrivati anche a seguito “dell’evoluzione positiva del rapporto coniugale, iniziata in fase cautelare, alla quale l’imputato ha fattivamente contribuito, confermata dall’atteggiamento pienamente riconciliante assunto” dalla moglie, la quale rimetteva anche le querele. La condanna, quindi, derivava solo dai reati procedibili d’ufficio.

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Oggi la decisione della Corte d’appello di Perugia che ha assolto l’imputato da tutte le accuse.

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