Cronaca

Scappa dalla comunità di recupero per minacciare moglie e suocero, sotto processo

L'uomo era stato allontanato dall'abitazione familiare per maltrattamenti, ma non avrebbe mai smesso di molestare la donne e suo padre

Maltratta e minaccia la moglie e il suocero e viene allontanato da casa con divieto di avvicinamento; ma approfittando dell’attenuazione delle misure per sottoporsi alla disintossicazione in comunità, riprende a molestare moglie e suocero. E finisce sotto processo.

L’uomo, un albanese di 39 anni, difeso dall’avvocato Giuseppe Alfì, secondo il sostituto procurato Massimo Casucci, anche dopo gli episodi di violenza che gli erano costati l’allontanamento da casa, avrebbe proseguito “nelle condotte maltrattanti in danno della moglie … avendo ottenuto la attenuazione della misura a seguito del ricovero presso una clinica di disintossicazione di Firenze”. Il giorno dopo il ricovero, secondo l’accusa, avrebbe contattato “telefonicamente la moglie … minacciandola e intimandole di andarlo subito a prendere, insistendo a chiamarla numerosissime volte a seguito del rifiuto della donna, per poi giungere”.

Il giorno successivo, dopo aver lasciato Firenze, si sarebbe presentato davanti “l’abitazione della donna, suonando al campanello ripetutamente e, dinanzi alla mancata risposta, forzando il cancello d’ingresso e introducendosi nella proprietà, lanciando vasi e sassi nel cortile contro la finestra della cucina, urlandole ‘t…, p...’ e minacciandola di morte con frasi del genere ‘tanto ti ammazzo’ per poi presentarsi a scuola del figlio pretendendo di vederlo, richiesta che veniva respinta”.

L’uomo è anche accusato di aver minacciato il suocero con continue telefonate in cui avrebbe proferito “le seguenti espressioni: prima di andare in galera vi ammazzo tutti, siete buoni solo a fare denunce, pezzi di m..., vi ammazzo, chiama i Carabinieri così ammazzo anche loro”.

I comportamenti molesti e minacciosi, raccontati dalla donna e dal padre in sei denunce e in altrettante note di servizio dei Carabinieri, sarebbero proseguiti anche in occasione di un pedinamento della moglie “mentre si recava con la sua autovettura nel parcheggio dell’ospedale di Perugia, ove presta attività lavorativa e durante le ore di lavoro della stessa, le danneggiava l’autovettura”.

La donna e il padre si sono costituiti parte civile, assistiti dagli avvocati Antonio Aiello e Martina Pierdomenico, davanti al giudice per l’udienza preliminare Lidia Brutti. A causa dell’emergenza sanitaria l’udienza di oggi è stata rinviata all’8 settembre del 2020.

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