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Domenica, 28 Maggio 2023
Cronaca

L'infermiere del 118 la strappa alla morte: "Non ha mai smesso di credere che potessi farcela, Filippo Vissani mi ha letteralmente riportato in vita"

Il racconto di una 40enne nella lettera aperta inviata ai vertici della Usl Umbria 2

Ha un arresto cardiaco davanti al marito, l'infermiere del 118 la strappa dalle mani della morte. "Lui non ha mai smesso di credere che potessi farcela, ha esaurito ogni forza, ma è riuscito letteralmente a riportarmi in vita". 

Una donna di 40 anni, residente in un comune del Folignate, ha inviato una lettera al direttore generale dell'Azienda Usl Umbria 2 Massimo De Fino per raccontare la sua esperienza drammatica e l'intervento salvavita eseguito in modo efficace e tempestivo dall'infermiere del servizio 118 Filippo Vissani. 

Ecco il testo integrale della lettera. 

Buongiorno Dott. De Fino, 
vorrei brevemente raccontarle la mia storia e ringraziarla per quello che gli operatori sanitari dell’ospedale di Foligno hanno fatto nei miei confronti.
Ad inizio dicembre ho avuto un malore in casa. Era domenica e, subito dopo aver pranzato con la mia famiglia, ho avvertito un dolore al petto e al braccio sinistro. Mio marito ha chiamato immediatamente i soccorsi ed è arrivato l’infermiere Filippo Vissani insieme all’autista soccorritore dell’ambulanza.
All’arrivo dei soccorsi, però, Vissani si è immediatamente reso conto della gravità della situazione poiché ho perso conoscenza e, subito dopo, ho subito un arresto cardiaco.
Si è trovato a gestire un’emergenza inaspettata in ambiente extraospedaliero.
Allertato il medico di turno, per circa trenta minuti l'infermiere ha praticato il massaggio cardiaco, alternandolo con 4 DC Shock e una iniezione di adrenalina.
Nonostante la giovane età, l'infermiere del 118 ha avuto la razionalità di eseguire ogni manovra necessaria, nel momento giusto e nel modo più corretto.
Lui non ha mai smesso di credere che potessi farcela, ha esaurito ogni forza, ma è riuscito letteralmente a riportarmi in vita.
La corretta esecuzione delle manovre di soccorso ha fatto in modo che io non abbia subito danni cerebrali.
La diagnosi accertata, una volta giunta in ospedale, è stata dissezione coronarica, una patologia poco frequente che, come ben sa, colpisce prevalentemente le donne e che, nel mio caso, ha avuto esiti piuttosto severi, provocando l’arresto cardiaco.
Dopo 7 giorni di terapia intensiva, sono stata portata nel reparto di cardiologia.
Sono stata dimessa dopo 18 giorni di degenza e posso dire di aver incontrato professionisti preparati, cordiali e disponibili.
Conservo un buon ricordo di ognuno di loro. Ho affrontato un duro percorso, ma non mi sono mai sentita sola, malgrado la lontananza dei miei familiari.
Si parla spesso di malasanità, perché è facile avere risonanza con episodi tragici o sfruttando errori umani.
Si parla molto meno di gente come Filippo che svolge in maniera eccellente il proprio lavoro.
Ripeto spesso che io sono viva grazie ad una persona che non si è arresa, non si è arresa all’evidenza, non si è arresa ad un destino che pareva segnato. Non si è limitato a svolgere bene il suo lavoro, ma ha fatto molto di più.
Ha speso ogni energia per salvare la mia vita.
Dopo le dimissioni dall’ospedale ho conosciuto Vissani, l’autista dell’ambulanza e il medico.
Desidero ringraziare Lei, in quanto Direttore Generale della ASL, non potendolo fare personalmente con tutte le persone che hanno contribuito alla mia ripresa e vorrei esprimere, in particolare, la mia eterna gratitudine a Filippo Vissani, perché grazie a lui posso condurre una vita normale.

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