Timori e sospetti sulla chat della classe: "La maestra è violenta", scattano le indagini, disposta l'archiviazione

Tre denunce a carico di una maestra di una scuola per l'infanzia, la paura e le lecite preoccupazioni dei genitori autoalimentate grazie al passaparola delle chat. La vicenda

Presunte violenze e abuso di mezzi di correzione, tre denunce e un tam tam rimbalzato nelle chat dei genitori di una scuola per l’infanzia di Perugia. Al centro della vicenda una maestra dall’esperienza pluridecennale come educatrice, finita nell’occhio del ciclone dopo i racconti di alcuni bambini, ma soprattutto dei genitori, lecitamente preoccupati per i comportamenti dei loro figli. Una vicenda, ancora, lunga e dolorosa, sia per l’indagata – che ha sempre professato la propria innocenza e correttezza nei confronti dei piccoli alunni – che per gli stessi genitori, allertati da alcuni campanelli d’allarme lanciati dai figli, forse esacerbati rispetto alla reale portata dell’accaduto.

La prima denuncia nei confronti della maestra scatta nel 2015-16; secondo i genitori, la loro figlia sarebbe stata schiaffeggiata dall’educatrice in classe. Nessuno però avrebbe assistito a quel presunto e grave comportamento. Le notizie corrono, le voci di corridoio si inseguono e susseguono ad una velocità repentina. Arriva una conferma per quell’episodio dall’amichetta del cuore della piccina. Arriva un’altra denuncia, nel frattempo il preside viene informato e vengono avviate tutte le indagini utili per cercare di ricostruire i comportamenti di una maestra che, fino a quel momento, non aveva mai avuto un problema, mai una lamentela da parte dei genitori. Le forze dell’ordine, su delega della procura, si attivano e vengono sentite a sommarie informazioni sia i genitori dei denuncianti che i colleghi della maestra per permettere agli inquirenti di delineare un puzzle su cui mettere insieme i vari pezzi.

La maestra – difesa dall’avvocato Aldo Poggioni – ha negato ogni accusa e dinanzi al pm Michele Adragna ha reso un interrogatorio dettagliato spiegando dinamiche e soprattutto metodi di insegnamento da lei sempre basati sul rispetto dei piccoli alunni.

Intanto, però, la chat delle mamme si autoalimenta di paure, sospetti (leciti, trattandosi di bambini) grazie anche all’effetto dirompente del passaparola; c’è chi opta per un incontro di massa con il preside, chi, ancora, di andare direttamente dai carabinieri e chi, infine, di spostare il proprio figlio in un altro istituto.

La difesa, a seguito del provvedimento di chiusura indagine (415bis) notificata all’indagata, ha chiesto ulteriori indagini per suffragare la buona fede della maestra. Il pm, all’esito delle indagini, ha chiesto, per la maestra, l’archiviazione del procedimento visto “il quadro probatorio insufficiente, la cui contraddittorietà impone la richiesta di archiviazione”.

Secondo il pm Adragna che ha coordinato le indagini dei militari, le conferme dei piccoli alunni sarebbero state “frutto di adesione alle domande preconfezionate dei genitori e devono intendersi poco consone rispetto ad un percorso di genuina raccolta dei dati narrativi di interesse investigativo”.

E ancora: “Il meccanismo di condivisione tra genitori, attraverso l’uso della chat informatica, di contenuti e racconti sulle quotidiane esperienze di vita scolastica dei propri figli, ha contribuito ad aggravare quel meccanismo di propagazione artificiosa di segnali di malesseri o disagi da considerare, invece, normali nella vita dei bambini”.

Stando alle testimonianze raccolte nel corso delle indagini, colleghe e persone vicine alla maestra hanno sempre smentito comportamenti violenti da lei posti in essere nei confronti dei piccoli alunni della scuola materna. “Non vi sono segnali o riscontri oggettivi rispetto a concreti episodi di violenza – motiva il pm nel sollecitare l’archiviazione – le informazioni raccolte nel corso dell’istruttoria depongono per una condizione di normalità del rapporto tra la maestra e i suoi alunni”.

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Il Gip, su richiesta della procura, ha accolto l’archiviazione.

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