Cronaca

Perugia in lutto: "La morte di Fabrizio Leonelli è una perdita non solo per l’avvocatura, ma per tutta la città"

Il nostro inviato cittadino, Sandro Allegrini, lo ricorda così: Viene in mente il suo percorso, a far capo dalla frequentazione del liceo Mariotti. Uno studente serio, non semplicemente ricettivo, ma ironico e abituato a sviscerare problemi"

Fabrizio Leonelli, foto di Adriano Scognamillo

Ciao Fabrizio! La morte di Fabrizio Leonelli costituisce una  perdita secca non solo per l’avvocatura, ma per la cultura e l’identità della civitas perusina. Viene in mente il suo percorso, a far capo dalla frequentazione del liceo Mariotti: uno studente serio, non semplicemente ricettivo, ma ironico e abituato a sviscerare problemi. Lo hanno apprezzato docenti noti come il filosofo Marcello Grego o il professore d’italiano e latino Renato Mezzopera.

Poi il Sessantotto. Quando prese sul serio le ragioni della contestazione studentesca e apostrofò l’Inviato Cittadino col termine di “turista dell’occupazione”, per il suo distacco dagli eventi. Ne abbiamo riso più volte nel corso degli anni. Fabrizio amante della cultura, declinata in tutte le sue espressioni. Il cinema: era un assiduo frequentatore dell’essai, dai tempi del Modernissimo al più recente Sant’Angelo, dove tante volte ci siamo incontrati con le rispettive consorti. Commentava, interpretava, stigmatizzava con chiavi di lettura sempre personali.

E poi la lettura, tra letteratura e saggistica. Era comune interloquire cominciando con “L’hai letto l’ultimo…?”.L’arte era uno dei suoi interessi, documentato dalla passione con la quale curò un libro del grafico Umberto Raponi, anche lui folignate, di cui conservava nello studio numerose “teste di biro”, le caricature raponiane, intrise di intelligente umorismo.

E la musica: era un irriducibile estimatore del “collega” avvocato e chansonnier Paolo Conte, che apprezzava per la sua “irriverenza” canora e musicale. Era questa la cifra di Fabrizio: essere irriverente, non riconoscendo autorità e prestigio alle  mezze calzette. Dicendo sempre la sua e traguardando la realtà col suo spirito ironico e sornione.

Bastava poco per intendersi. Per esempio, non abbiamo mai parlato dell’impegno politico del figlio, astenendoci dal mescolare politica e affetti. La mattina, comprava il giornale (La Repubblica) all’edicola di via Fani e poi si avviava allo studio. Lo accompagnavo. Incontrarlo e parlarci costituiva un arricchimento prezioso, un esercizio a prendere per i fondelli gli incapaci e i supponenti.  Ne uscivo di buonumore e con qualche stimolo culturale.

Fabrizio era un radicale: atteggiamento che gli derivava da formazione personale e familiare. Non aveva peli sulla lingua. Non conosceva la cattiveria e la maleducazione, ma “battezzava” gli eventi e le persone con una battuta che diceva tutto. Si potrebbe dire tanto altro, ma il dolore ci frena. Ciao Fabrizio, ci mancherai.

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