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Addio all'ex sindaco di Perugia Caraffini, il ricordo: "Esempio di moralità e limpidezza"

Il sindaco socialista di Perugia dal 1970 al 1975 è morto 90enne: "Il suo percorso politico-amministrativo, improntato a rigore e moralità, gli procurò non poche inimicizie tra cementificatori e traffichini. Al punto da farlo segno di esplicite minacce"

Con la scomparsa di Mario Caraffini, che ci ha lasciato novantenne, viene meno un solido punto di riferimento della città del Grifo. Un esempio di moralità e limpidezza di cui, oggi più che mai, si avverte la mancanza. Sindaco socialista di Perugia dal 1970 al 1975, Caraffini lascia solo ricordi di efficienza e onestà. Era stato ragioniere capo dell’Ente Case popolari, presidente del Collegio dei revisori, socio e abituale frequentatore dell’Antica Società del Gotto in Fontenuovo. Uomo retto e completamente disinteressato al denaro, cedeva al partito gran parte degli emolumenti da primo cittadino e destinava il resto a opere benefiche. Come assessore all’anagrafe, era solito trattare i dipendenti del Comune con affabilità e rispetto. Suo il merito del raddoppio della portata dell’acquedotto civico, di cui rivestì la carica di presidente durante la propria sindacatura.

Ricorda Giuliano Antonielli, presidente del Gotto: “Mario – fin dagli anni Settanta – si adoperò per l’eliminazione delle tubazioni di Eternit (amianto) per passare a quelle in acciaio. Le nuove erano più grandi e igieniche, oltre a poter resistere alle notevoli pressioni delle stazioni di pompaggio. Perugia rinvigorì la capienza del conservone di Monte Ripido in cui confluiva l’acqua da San Giovenale di Nocera. Era un amministratore prudente e lungimirante”.

Mario Caraffini aveva un alto senso delle istituzioni e si adoperò sempre per il contenimento della spesa pubblica. Sono memorabili le sedute del Consiglio comunale, protratte a oltranza per la trattazione completa degli argomenti all’ordine del giorno. Era sempre attento a non sforare la mezzanotte, per non dover conferire ai consiglieri un secondo gettone di presenza. Con lui le assenze strategiche o le fughe dopo la firma non esistevano: faceva firmare all’uscita, al termine della riunione.

Il suo percorso politico-amministrativo, improntato a rigore e moralità, gli procurò non poche inimicizie tra cementificatori e traffichini. Al punto da farlo segno di esplicite minacce. Ma il sindaco non volle mai scorta o macchina di servizio. Si muoveva con l’auto personale, rinunciò ad ogni privilegio. Aveva fatto circolare la voce di girare armato – ed era vero – disponendo del porto d’armi per detenere la pistola con cui si sentiva tranquillo. Le minacce rimasero solo sul filo del telefono. Mario Caraffini (che non ha voluto fiori, ma opere di bene) viene oggi rimpianto da quanti – compreso chi scrive – lo hanno conosciuto e amato. I funerali ieri, alla chiesa parrocchiale di Santa Lucia.

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