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Lite alla bocciofila: "Mi ha minacciato" e fa togliere armi e munizioni al rivale, ma la denuncia non è vera

Il Tribunale amministrativo restituisce la licenza e i fucili e ricorda alle forze dell'ordine che avrebbero dovuto indagare più a fondo

Un esposto a seguito di un litigio tra vicini e una persona si ritrova privata di licenza di caccia e della possibilità di detenere armi e munizioni in casa. I fatti narrati in denuncia, però, sono stati smentiti da un testimone e il provvedimento è stato annullato dal Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria.

Protagonista un assisano, difeso dagli avvocati Alessandro Formica e Oscar Uccelli, che ha portato davanti al Tar il Ministero dell'Interno, l’Ufficio Territoriale del Governo di Perugia e la Questura di Perugia, per chiedere l'annullamento dei provvedimenti di “divieto di detenere le armi e le munizioni” e per la revoca della “licenza di porto di fucile per uso sportivo”.

Decisioni che sarebbero derivate “dall’esposto che aveva ad oggetto un diverbio verificatosi il ...” tra un conoscente e “il ricorrente presso la bocciofila di …”. Una lite nel corso della quale “il ricorrente si sarebbe rivolto a quest’ultimo dileggiandolo e minacciandolo (“ti rovino”). Inoltre, secondo quanto si legge nel verbale di sommarie informazioni rese ai Carabinieri dal ..., quest’ultimo avrebbe ricevuto minacce dal ricorrente già due anni prima dell’episodio” (episodio archiviato dal giudice per le indagini preliminari su proposta del pubblico ministero).

Il ricorrente ha contestato questa ricostruzione e presentava anche una memoria con una “dichiarazione testimoniale scritta” di un testimone “presente al momento del diverbio, il quale non avrebbe udito alcuna minaccia”.

I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso considerando che “l’amministrazione ha desunto la sopravvenuta inaffidabilità del ricorrente in relazione alla detenzione e all’uso delle armi dall’episodio riferito dal ... ai Carabinieri ...” solo in base “all’atteggiamento minaccioso tenuto dal ... e allo stato di tensione da tempo in atto tra i due”, sfociato in un esposto non veritiero. Un esposto o una denuncia dovrebbero costituire un elemento per approfondire la vicenda e non far scaturire un provvedimento punitivo, senza accertare la presunta pericolosità o capacità di abusare delle armi.

Tanto più in un caso che richiederebbe “quanto meno un approfondimento istruttorio per stabilire quale delle due versioni è più vicina alla realtà o, comunque, per accertare la sussistenza di un conflitto di intensità tale da rendere opportuna la sottrazione delle armi ai contendenti”.

Da qui l’annullamento dei provvedimenti e la restituzione di licenza e armi al ricorrente, con condanna dell’amministrazione resistente al pagamento in favore del ricorrente delle spese di lite, liquidate in 2.000 euro.

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