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Muore dopo scippo, parla il figlio: "Indagato rimesso in libertà nonostante i testimoni"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della famiglia del povero Loredano Maranini deceduto dopo uno scippo a causa delle ferite riportate. Oggi ci sono stati i funerali. Rabbia tra i familiari per la decisione di lasciare libero l'unico indagato di questa terribile storia.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della famiglia del povero Loredano Maranini deceduto dopo uno scippo a causa delle ferite riportate. Oggi ci sono stati i funerali. Rabbia tra i familiari per la decisione di lasciare libero l'unico indagato di questa terribile storia.

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Il figlio del signor Loredano Maranini, ucciso da un balordo in una tentata rapina di domenica pomeriggio a Perugia in Via della Pallotta,  si dichiara sconvolto della piega che sta prendendo l’indagine relativa alla morte di suo padre. In un primo momento egli ha scelto volontariamente di rimanere in attesa, di non cedere alla facile e più  volte sollecitata tentazione di “gridare al colpevole”, di creare una gogna mediatica, ma ha voluto lasciare spazio al lavoro della magistratura, fiducioso di una risposta concreta. 

Aver però  appreso che il sospettato numero uno, riconosciuto visivamente da più di un testimone, era stato rimesso in libertà  ancor prima che venissero celebrati i funerali del padre ha acceso ancor più, in lui e nella sua famiglia, un senso di ingiustizia, di fallimento e di vero e proprio abbandono da parte delle istituzioni. Qua non si sta cercando un colpevole a tutti i costi, ma appare necessario e doveroso stigmatizzare l’assoluta mancanza di tutela che avverte un comune cittadino colpito da un efferato crimine, rispetto all’ipergarantismo che sta applicando qualche magistratura. 

Il Maaloul ha sì il diritto ad un giusto processo che possa ritenerlo, o meno, colpevole, ma nell’attesa del suo svolgimento è nel contempo necessario che un soggetto  con numerosi precedenti penali e con già un obbligo di firma a suo carico, attenda il processo con misure maggiormente coercitive. E ciò anche alla luce di gravi elementi indiziati  (riconoscimenti  e celle rilevate dal telefonino di Borghetto di Prepo). Lo stesso GIP,  nella propria ordinanza con cui ha disposto la scarcerazione, ha individuato nel Maaloul soggetto dedito allo spaccio di stupefacenti di un determinato calibro e per tale motivo, aggiunge il Giudice, non avrebbe avuto bisogno di scippare. 

Il commento a tale sillogismo è del tutto superfluo. Non ci stiamo a ritenere il Maaluol un “capro espiatorio” (sarebbe comunque molto difficile considerarlo tale). Qualora il processo dovesse vedere riconosciuta la sua colpevolezza, come ci fanno supporre le prove a carico, sarebbe difficile spiegare perché una persona di tale pericolosità sociale e con tale nota propensione al crimine, fosse libero di agire; se a ciò aggiungiamo lo "schiaffo" ricevuto con il provvedimento di scarcerazione odierno, diventerebbe impossibile non parlare di vero e proprio accanimento verso le vittime dei reati, a beneficio dei colpevoli degli stessi.

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