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In difesa degli animali: in Umbria multe per chi lega il cane alla catena

Una legge sui diritti e la tutela degli animali e contro il randagismo; un testo che parte dal principio che gli animali d'affezione non sono oggetti o strumenti nelle mani dell'uomo. Vietati gli allevamenti per sperimentazione

La Regionale ha varato una legge sui diritti e la tutela degli animali e contro il randagismo; un testo che parte dal principio che gli animali d'affezione non sono oggetti o strumenti nelle mani dell'uomo, ma suoi "compagni" di vita. La legge, frutto del lavoro congiunto di Giunta regionale, Consiglio regionale e associazioni animaliste umbre, cerca di rendere l'Umbria sempre più rispettosa e amante degli animali domestici e della fauna selvatica. 

E' prevista l'istituzione presso la Presidenza della Giunta regionale di un Ufficio regionale, cui è demandata la politica di promozione dei diritti e la tutela degli animali, e del Garante dei diritti degli animali. Al fine di garantire la salute pubblica e la tutela degli animali da affezione, la Regione "elabora il Piano regionale annuale degli interventi di promozione del benessere e dei diritti degli animali, di controllo demografico e prevenzione del randagismo", che verrà trasmesso ai Comuni i quali assicurano a tutti gli animali presenti nel territorio di competenza e di cui sono direttamente responsabili "la tutela, il ricovero, la custodia, il mantenimento e le cure necessarie".

Tra gli obblighi del responsabile dell'animale, c'e' quello dei proprietari di un cane o un gatto di provvedere a farlo identificare e registrare nell''anagrafe canina o felina (l'istituzione di quest'ultima verrà disciplinata dalla Regione  entro sei mesi dall'entrata in vigore di questa legge quadro). I dati delle anagrafi saranno raccolti in una banca dati regionale.

Il Titolo terzo è dedicato alle norme cui deve attenersi chi ha un cane o un gatto, sia in casa o nei locali commerciali sia in giardini e aree pubbliche, sui servizi di trasporto pubblico e negli esercizi pubblici. C'è, tra gli altri, il divieto di legare l'animale a una catena. Particolare attenzione viene riservata alla gestione dei gatti liberi e randagi, alla cura delle colonie feline, alla pratica della sterilizzazione di cani e gatti "che deve essere incentivata in ogni forma per la detenzione presso i cittadini" ed è "obbligatoria nei canili pubblici e privati".

Per migliorare il benessere degli animali, "la Regione promuove l'adozione dei cani e dei gatti randagi e l'affido a famiglie e persone consapevoli e responsabili, anche al fine di limitare i costi del randagismo a carico della collettività". Previsti per i piccoli Comuni l'apertura di micro canili che possono ospitare un numero limitato di animali. I Comuni, singoli e associati, possono beneficiare di contributi regionali per la costruzione o il risanamento delle strutture.

La legge prevede che su tutto il territorio regionale dell'Umbria vige il divieto sul suo territorio l'allevamento, l'utilizzo e la cessione di animali ai fini di vivisezione e della sperimentazione. In tutto il territorio regionale sono inoltre "vietati l'allevamento e l'uccisione di animali da pelliccia".

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