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Fanno lavorare il doppio i dipendenti e li pagano la metà, nei guai tre imprenditori

La Procura di Perugia ha chiuso le indagini a carico dei titolari di un'azienda nel settore dell'abbigliamento. Le accuse: niente permesso per le nozze alla lavoratrice e non pagati due mesi di maternità Inps

Facevano lavorare gli impiegati il doppio di quanto previsto dal contratto di lavoro, pagandoli la metà. La Procura di Perugia ha chiuso un’inchiesta a carico di tre persone accusate di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di 25 persone.

I tre indagati, difesi dall’avvocato Vittorio Lombardo e Maurizio Capozzo, avrebbero, in concorso tra di loro, “utilizzato, assunto e impiegato manodopera alle dipendenze della predetta società esercente vendita di abbigliamento, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno” derivante nelle persone offese “dall’assenza di diverse fonti di sostentamento e quindi dalla necessità di procurarsi reddito lavorativo mediante tale impiego”.

Secondo le contestazioni della Procura i 25 dipendenti sarebbero stati assunti “con contratti a termine a condizione che gli stessi lavorassero per 40 ore settimanali mentre l’orario lavorativo dichiarato nel contratto e retribuito sarebbe stato di 22/23 ore settimanali”.

I lavoratori sarebbero stati costretti anche a “sistematiche prestazioni di lavoro tutte le domeniche in assenza delle dovute maggiorazioni retributive e compensazioni, consentendo il godimento di sole due settimane annuali di ferie a fronte delle quattro” previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

Una dipendente sarebbe stata costretta ad utilizzare le ferie ordinarie invece “che del dovuto permesso specifico” in occasione del suo matrimonio e non “corrispondendole per due mesi l’indennità di maternità erogata dall’Inps”.

Secondo l’accusa, infine, il rinnovo del contratto di lavoro sarebbe stato subordinato all’accettazione delle condizioni di lavoro descritte in precedenza.

Gli indagati possono depositare in Procura memorie e richieste di essere sentiti ad interrogatorio. Dopo questi atti il sostituto procuratore Andrea Claudiani dovrà decidere se portare tutto davanti al giudice per l’udienza preliminare con una richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione del caso.

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