rotate-mobile
Cronaca

Aumenti dei costi del "lavanolo" negli ospedali umbri, la vicenda davanti al Tar

Dopo la Corte dei conti e la Procura di Perugia si occupa del caso anche il Tribunale amministrativo dell'Umbria

Gli appalti per il noleggio e il lavaggio della biancheria ospedaliera, dopo l’indagine penale, è al centro di una vertenza che ha interessato il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria e che, sulla base della decisione dei giudici amministrativi, potrebbe aprire un nuovo fronte nel civile.

La società Servizi Ospedalieri, difesa dagli avvocati Enza Maria Accarino e Gaetano Di Giacomo, ha citato davanti al Tar PuntoZero (già Umbria Salute e Servizi), difesa dall’avvocato Mario Rampini, e l’Azienda Unità sanitaria locale Umbria 1, difesa dall’avvocato Lorenzo Anelli, chiedendo la nullità dei documenti e degli atti di Regione e Asl in relazione alla “compensazione maggiori oneri e revisione prezzi in riferimento al contratto d’appalto per l’affidamento del servizio di lavanoleggio e ricondizionamento dei dispositivi tessili e di superfici antidecubito dell’Azienda USL Umbria 1” laddove è stato riconosciuto solo “l’adeguamento dei prezzi secondo l’indice Istat … nella misura del 2,1% a decorrere da ottobre 2021, rinviando a successivo tavolo tecnico a data da definire la valutazione della richiesta di riconoscimento dei maggiori oneri sostenuti e revisione dei prezzi del contratto” che, documenti alla mano, “non contempla riconoscimenti di maggiorazioni dovuti a oneri di carattere straordinario e imprevedibili” come ad esempio il Coronavirus.

I giudici amministrativi, però, si sono fermati prima, ritenendo, sulla scorta di una decisione del Consiglio di Stato, che della materia di aumenti nei contratti in corso si debba occupare la giustizia ordinaria, alla quale è data possibilità al ricorrente di rivolgersi.

Sugli appalti del “lavanolo” negli ospedali e strutture sanitarie dell’Umbria è in corso un’indagine che vede indagate venti persone tra dirigenti, amministratori, funzionari pubblici ed amministratori, dipendenti di società per le ipotesi di reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, turbata libertà degli incanti, inadempimento di contratti di pubbliche forniture, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale e falsità ideologica.

La Corte dei conti ha condannato nove dirigenti pubblici a risarcire Regione Umbria e Asl per gli stessi fatti.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Aumenti dei costi del "lavanolo" negli ospedali umbri, la vicenda davanti al Tar

PerugiaToday è in caricamento