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Allarme furti in Umbria, oltre 40 al giorno e il colpevole la fa spesso franca

I processi a carico dei ladri individuati sono diminuiti, le denunce contro ignoti in forte aumento

Solo Diogene dormiva sonni tranquilli, perché non possedeva nulla che potesse far gola ad altri. Lo sanno bene i topi d’appartamento che non riposano mai con 41 furti al giorno in Umbria (che restano impuniti nella maggior parte dei casi).

Approffittano delle vacanze degli altri per incrementare il lavoro. Ci sono i ladri che si accontentano di denaro e cellulari. Altri che fanno il colpo grosso trovando le chiavi dell’auto nuova in bella vista all’ingresso. Qualcun altro si rifocilla in dispensa o saccheggiando il frigorifero. C’è chi entra in casa con il vecchio grimaldello e chi con il gas soporifero. Eppure le statistiche del tribunale dicono che i furti in abitazione sono diminuiti.

Attenzione, però, stiamo parlando dei furti che diventano processi, cioè quei reati che hanno un imputato: in un anno, dal 2017, si è passati dai 3.844 procedimenti ai 2.866 processi iscritti nel 2018. Oltre duemila furti, dal cellulare nello spogliatoio ai soldi nel registratore di cassa aperto, per i quali è stato individuato un responsabile (o presunto tale).

Le cose cambiano, notevolmente, se si prendono in considerazione le denunce presentate a carabinieri o polizia: 8.832 a Perugia, 3.402 a Spoleto e 2.286 a Terni, per un totale di 14.520 furti. Reati che rimangono nel registro degli “ignoti”, cioè i cui responsabili non vengono individuati né processati. Un dato che non tiene conto, logicamente, dei furti che non vengono denunciati e che, in genere, si attestano su una cifra pressoché simile.

Quella dei furti è anche un’attività criminale che vede molto attivit i giovanissimi. Secondo la relazione del presidente della Corte d’appello di Perugia, Vincenzo Mario Aprile, tra i minori “per quanto concerne la tipologia criminosa: spiccano i furti: 116 a fronte dei 96 dell’anno precedente. Stesso discorso per i furti, che per anni hanno visto prevalentemente impegnati i minori rom (con estrema frequenza si rileva l’impiego di giovani donne incinte), ma che da diverso tempo sono appannaggio di egiziani, marocchini, kosovari, ivoriani, sudamericani, assai di frequente in concorso con minorenni italiani, in una sorta di ‘integrazione antisociale’ - prosegue il presidente Aprile - La sensazione è che non si tratti più di reati "di sussistenza", determinati da bisogni di sopravvivenza, come è stato per lungo tempo (immigrazione “economica”), ma che la devianza abbia come causa principale la necessità per il giovane non italiano di uniformarsi “al gruppo” (sempre più eterogeneo e multietnico nella sua struttura), sì da dover avere gli stessi oggetti-status symbol”.

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