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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Condannata per furto e senza legami familiari, negato il permesso di soggiorno ed espulsa

Per i giudici amministrativi non ci sono "validi e comprovati motivi che possano giustificare una sua ulteriore permanenza" in Italia

Non ci sono “validi e comprovati motivi che possano giustificare una sua ulteriore permanenza” in Italia, specialmente dopo una condanna per furto. Anche il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria concorda con la Questura di Perugia e convalida il decreto di espulsione.

La donna aveva presentato ricorso al Tar, assistita dagli avvocati Gian Gabriele Binaglia e Giuliano Picchio, chiedendo “l’annullamento del provvedimento di rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato - attesa occupazione, emesso dalla Questura di Perugia in data ... in ragione della condanna a carico dell’odierna ricorrente a 8 mesi di reclusione e a 400 euro di multa per furto in concorso, aggravato dall’aver commesso il fatto con violenza sulle cose, consistita nel tagliare i sistemi antitaccheggio, per impossessarsi di capi di abbigliamento per un valore di 500 euro circa, sottraendoli dai banchi di vendita da più esercizi commerciali”. Condanna divenuta irrevocabile nel 2016 (nel decreto è stata invertita la domanda di rinnovo del 2014 con quella della sentenza).

Secondo la ricorrente non c’erano “precedenti ostativi al rilascio del permesso di soggiorno e che il suo certificato penale risultava privo di condanne.

I giudici hanno respinto la domanda di sospensione dell’efficacia del provvedimento in virtù del “carattere ostativo della condanna penale riportata dalla ricorrente sia lo stato di disoccupazione, unitamente alla mancanza di significativi legami familiari”.

Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali.

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