LA BILANCIA DELLA SALUTE | Carenza di personale a Pediatria a Perugia? Un problema nazionale: ecco perchè

Seconda puntata della nostra rubrica sanità. Francesca Castellani: Il problema è complesso, in primis va esaminato il cosiddetto fenomeno dell´”imbuto formativo”

A destra Francesca Castellani

di Francesca Castellani - Presidente La Bilancia della Salute

In questi giorni si è appreso del rischio di chiusura del Reparto di Pediatria del Santa Maria della Misericordia; dalla stampa si è acquisito che i medici specialisti rimasti ad operare si sono ridotti a 5 su 11 per motivi vari (pensionamenti, trasferimento, fine comando da altro ospedale). E’ facile immaginare come sia difficile gestire un reparto con così poco personale medico fra turni,urgenze ed attività ordinaria, considerando anche che siamo in periodo estivo e che è l’unico centro a trattare i minori Covid.

Da questo episodio nostrano vorrei prendere spunto per fare una riflessione più ampia,sul piano nazionale, sulla presunta carenza del personale medico specialmente per alcune specializzazioni come medicina di urgenza, pediatria, anestesia, chirurgia generale che non nasce certo da oggi . Sottolineo presunta nel senso che questa carenza è vera numericamente oppure è la conseguenza di scelte e strategie sanitarie negli anni poco adeguate? Il problema è complesso, in primis va esaminato il cosiddetto fenomeno dell´”imbuto formativo”.

Per i non addetti ai lavori spiego come funziona il percorso della professione medica: occorre la laurea in medicina e chirurgia, abilitazione alla professione ( ora la laurea è abilitante) e specializzazione o corso di formazione in medicina generale. L’imbuto sta proprio in questo ultimo passaggio, il numero delle borse di specializzazione, assegnate tramite concorso pubblico, previste annualmente non è sufficiente a coprire il numero dei laureati abilitati. Va fatta quindi, una riflessione sulla formazione post-laurea; il fabbisogno territoriale di personale specialistico deve essere direttamente proporzionale con i posti delle borse di specializzazione nel territorio.

Dal 2019 le borse sono aumentate e questo fa ben sperare, ma la crisi di oggi deriva dalle scelte di anni fa, visto che le scuole di specializzazioni durano 4 o 5 anni e fra i motivi per cui sono carenti i contratti di formazione c’ è probabilmente la carenza dei fondi, quindi servono risorse. Ma non solo, non basta “ sfornare” i medici specialisti ma devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare nel nostro territorio. Infatti l’Italia vanta di essere in testa alle classifiche per le fughe di medici all’estero il cui effetto oltre a creare la carenza crea spreco di risorse economiche e di personale in quanto viene vanificato l’investimento che il nostro Parse ha impiegato per la formazione. 

Poi all’interno della nostra nazione ci sono Regioni più ambite per lavorare rispetto ad altre sia per quello che offre il territorio stesso sia per come è organizzata la sanità a livello regionale. Nasce quindi ora più che mai la necessità di intraprendere scelte strategiche da parte della politica affinché regioni come la nostra con un territorio particolare sia di richiamo per i vari professionisti.

Perché c’è questa fuga di camici bianchi? Sicuramente va considerato che ad oggi il SSN è poco attrattivo a causa di remunerazioni più basse rispetto a quelle di altri paesi europei e non, carichi di lavoro inaccettabili e blocco del turn over da anni e talvota contratti a termine con condizioni di precarietà. Anche le incompatibilità per i medici che lavorano come dipendenti o convenzionati con il SSN vanno riviste, perché alcuni medici preferiscono abbandonare il lavoro pubblico per favorire l’attività lavorativa in cliniche private.

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Va rivalutato senza ombra di dubbio il ruolo del medico privilegiando la meritocrazia, proteggendolo dalle aggressioni che sono sempre più diffuse contro il personale sanitario e trovando una soluzione alla “paura” medico legale che spesso colpisce il sanitario. In questo periodo storico di emergenza sanitaria da COVID19 la carenza di personale medico è stata il campanello di allarme di una situazione già nota, ma mai ben affrontata; tutto ciò con la speranza che finalmente si trovino delle soluzioni per garantire un diritto imprescindibile: la tutela alla salute.

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