Cronaca

"La solitudine, la paura della morte e la speranza nel vaccino" Parla Giorgio "ospite fragile" Residenza Casamia di Prepo

“Mi sento male al pensiero di non poter frequentare provvisoriamente i miei affetti e i miei amici"

“Come sto vivendo i mesi del covid”. Parla Giorgio Lorenzoni, da Residenza Casamia. “Sono disperato, cerco un amico di penna. Spero nel vaccino”. Questa, in sintesi, la posizione di Giorgio, soggetto fragile, ospitato a Casamia, residenza per disabili sulla collina di Prepo, gestita da Comunità Capodarco di Perugia Onlus (presidente Francesca Bondì), cui fa capo anche il Diurno e la Casa del Nibbio, poco distante da lì.Dice Giorgio: “Sono una persona che vive in una struttura, che definirei CASA per persone che hanno bisogno di essere aiutate nel quotidiano. Tempo fa, prima che esplodesse la pandemia, ho trascorso diversi giorni in Francia con una organizzazione di volontari, prima ancora sono stato in un famoso centro commerciale per offrire la merenda ad un amico. Mi sarebbe piaciuto ripetere questa bella esperienza, mi stavo per mettere d'accordo con chi si occupa di me, ma da subito ho iniziato a capire che non sarebbe stato possibile farlo presto, e quindi sono rimasto deluso perché avevamo speso poco ed eravamo stati bene”.

Come affronti la pandemia nella quotidianità?
“Al mattino facevo le mie cose, come per esempio uscire all'aria aperta, fuori dalla residenza, ma subito mi è giunta una cattiva notizia. Mi è stato chiesto, poiché i casi di Covid-19 stavano iniziando a manifestarsi in Umbria, di chiudermi in camera”.
Per quale ragione?
“All'inizio, non ho capito il perché ed ero perplesso. Poco dopo mi è stato spiegato che avevamo avuto un contatto con un positivo e che perciò dovevamo essere messi in isolamento. Da quel momento, io e tutti gli altri, delusi e amareggiati, abbiamo intrapreso la nostra piccola guerra alla pandemia iniziando così una gran serie di quarantene”.

Che tipo di esperienze hai fatto?
“Le mie quarantene non sono riuscite bene, nonostante io ce l'abbia messa tutta. Fumavamo nei bagni e in camera, per lungo tempo abbiamo mangiato in piatti di plastica. Ho subito, come gli altri ospiti miei amici, vari tamponi per bocca. Ho sempre considerato noiosa la pratica del tampone, sono sempre risultato negativo”.

E gli altri tuoi amici?
“Il mio amico, invece, era sempre positivo. Aveva una bassa carica virale nell'organismo, ed è stato trasferito per un periodo in un albergo Covid. Attualmente è ancora in isolamento nella stanza grigia della nostra comunità fuori dalla residenza”.
Quale il tuo sentire?
“Mi sento male al pensiero di non poter frequentare provvisoriamente i miei affetti e i miei amici, so che li posso chiamare spesso, ma tutto ciò non mi è sufficiente. Ho quasi dimenticato come sono fatti i loro volti, sono lontano da qualsiasi avvenimento”.

Cos’altro ti manca?
“Non ho quasi mai avuto la priorità di consumare in un bar, però adesso mi piacerebbe. La prossima volta che, a Dio piacendo, rivedrò i miei affetti, sarà per coccolarli senza mascherina, oppure li potrò incontrare quando saranno possibili gli spostamenti”.
Ma non esci a fare due passi?
“Non posso frequentare le mie conoscenze. Fare un chilometro a piedi da solo non mi basta più. Domenica mattina ho trovato un'alternativa alla chiusura: sono uscito a piedi da solo. Quando le quarantenne sono finite, ho pianto vedendo uscire dalla moka il caffè normale fatto da me fumando (io fumo pochissimo) all'aperto in compagnia”.
Poche, Giorgio, le consolazioni?
Mi sento solo, piango, spesso ho paura che chi amo muoia senza salutarmi di persona. Neppure un'alimentazione piacevole e abbondante mi consola più. Telefono anche cinque volte al giorno a Roma, suono il pianoforte e lo faccio sentire per telefono, sto quasi per cedere emotivamente al nemico, anche perché è la mia prima guerra che combatto in vita mia”.

Hai qualcosa da chiedere?
Se volete, datemi una mano voi con le vostre risposte di condivisione ed eventualmente di speranza in un futuro migliore per tutto il mondo. Così almeno ci conosceremo per iscritto ed io avrò qualche amico di penna con il quale confrontarmi”.
Cosa pensi del vaccino?
“Non vedo l’ora di farlo. Ma mi dicono che a noi assistiti per il momento non lo fanno. Non vedo l’ora di vaccinarmi per tornare alla vita di sempre”.

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