Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

La pandemia si ritira e si inizia a quantificare il buco nero provocato alla sanità: 200milioni. I dati e stabilizzazioni a rischio

Il Pd, in consiglio comunale, chiede le carte e l'assessore Coletto fa i conti e non sono ancora definitivi: "Aspettiamo diventi definitivo il riparto nazionale e che la legge finanziaria stanzi risorse adeguate a coprire lo squilibrio che si è creato in tutte le Regioni”


La pandemia da Covid in teoria è ufficialmente finita, ma nei fatti continuano costi per cure e ricoveri. In Umbria ci sono 200 persone ricoverate per gli effetti del virus. Con la ritirate delle acque (ovvero la pandemia) si sta incominciando a vedere il buco nero economico provocato da questo evento epocale che i fondi nazionali ed europei non hanno minimamente saziato. Un buco nero, ancora non definitivo, che non potrà essere sanato in nessuno modo dalle singole regioni, Umbria ovviamente compresa. Prima di chiudere i conti e trarne un bilancio tutti attendono le mosse nazionali per la ricerca di fondi e ripartizioni a livello regionale. Ma dati significativi di questo buco nero sono emersi dalla relazione dell'assessore Coletto che ha risposto al consigliere del Pd Bettarelli allarmato per le voci, i carteggi e gli appelli che da mesi si susseguono dalle strutture sanitarie verso le istituzioni. 

Nei carteggi tra il direttore regionale della Sanità, Massimo D’angelo ed i Direttori di Asl e Aziende Ospedaliere, si chiedeva di soprassedere ad ogni misura assunzionale, compreso il turn over, in attesa delle azioni di rientro dallo sforamento (monitoraggio a giugno 2022). Secondo l’Agenzia Italiana per il farmaco, la Regione Umbria è la seconda regione in Italia per lo scostamento più alto rispetto al tetto consentito di + 19,61 per cento. Lo sforamento riguarderebbe soprattutto gli acquisti diretti, con un aumento del 12,8 per cento nel periodo da gennaio ad aprile".

L’assessore Coletto ha messo sul tavolo del consiglio regionale tutte le carte al momento disponibile: "Il 2022 ha mostrato subito problematiche di sostenibilità nazionale dei servizi sanitari. Il livello di finanziamento nazionale non ha permesso di coprire i costi legati alla pandemia e alla crescita dei costi energetici. La pandemia è ufficialmente finita ma i malati covid continuano a richiedere cure e ricoveri. E non arrivano più risorse.  Si è prospettato un significativo scostamento tra risorse previste e costi effettivi: Sulla base degli ultimi dati ufficiali sul terzo trimestre il potenziale disavanzo ammonta a circa 200 milioni. Aspettiamo diventi definitivo il riparto nazionale e che la legge finanziaria stanzi risorse adeguate a coprire lo squilibrio che si è creato in tutte le Regioni”. 

Il disavanzo è così ripartito:  le aziende territoriali rappresentano il 70% del disavanzo. L’Asl 1 ha un disavanzo di 80 milioni; l’Asl 2 ha un disavanzo di oltre 60 milioni; L’azienda ospedaliera di Perugia ha un disavanzo di circa 40 milioni; L’azienda ospedaliera di Terni ha un disavanzo di oltre 20 milioni.

Una situazione di cassa talmente drammatica che di fatto rischia di incidente anche su assunzioni e stabilizzazioni fondamentali per garantire servizi e recuperare le prestazioni sanitarie rimandate per via del Covid. Il punto sul personale, molti in scadenza di contratto, lo ha chiesto ufficialmente il gruppo del Pd, guidato da Simona, "in particolare di quel personale sanitario che ha prestato servizio durante l’emergenza COVID-19”. "Stabilizzazione - ha spiegato in Aula il capogruppo Pd . che aiuterebbe a rafforzare la sanità territoriale, la qualità della sanità umbra e la sua capacità di risposta ai bisogni di salute dei cittadini. La sanità umbra dimostra una carenza di personale sanitario, in particolare personale OSS. In generale la pandemia ha provocato un forte affaticamento di tutti gli operatori sanitari provocando il fenomeno del burnout, una sindrome legata allo stress lavoro-correlato che porta il soggetto all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche”. Per quanto attiene alle stabilizzazioni effettuate dal 2020 ad oggi sono un totale di 603, 394 nel 2020, 124 nel 2021, 85 nel 2022. 

E per il 2023? Coletto mette le mani avanti e spiega che si sta lavorando "per capire pensionamenti in itinere nel prossimo anno e fabbisogni delle Aziende ospedaliere e territoriali anche in previsione di quanto previsto nel Pnrr alla luce della carenza del personale emersa in questi anni”. Insomma la situazione resta molto fluida e non c'è un numero potenziale per la stabilizzazioni 2023: "Aziende ospedaliere e le Asl hanno emesso una circolare con la quale viene chiesto alle Aziende di verificare i requisiti dei candidati che possono essere stabilizzati, in relazione alle domande ricevute. Dove necessario sarà formulata un'apposita graduatoria utilizzando i criteri previsti. Alla luce degli esiti delle manifestazioni di interesse, le Aziende nell’ambito del 2023 procederanno ad effettuare le stabilizzazioni secondo la propria capacità di assorbimento in coerenza con i redigenti piani triennali del fabbisogno del personale e nei limiti della spesa consentita. È comunque in animo di questa amministrazione prevedere una proroga per i lavoratori fino a marzo per completare la valutazioni legate alle richieste". Il buco nero della sanità dopo il Covid è ancora tutto in evoluzione tanto da non avere grandi certezze su tutto quello che riguarda nuove spese, nuove risorse da mettere in bilancio. 


 

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