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Cronaca

“La Bilancia Della Salute” di Francesca Castellani | Potenziare la sanità territoriale con equipe mobili multidisciplinari

di Francesca Castellani
Presidente “La Bilancia Della Salute”

L’inizio della pandemia e la conseguente emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ha mutato inevitabilmente le nostre vite. Per non rimanere travolti è indispensabile “cambiare passo” in tutti gli ambiti, in modo particolare quello della sanità. La nostra associazione “La Bilancia della Salute”, che ha come obiettivo la promozione della salute del cittadino, dopo un confronto con i professionisti associati, propone alcune riflessioni in tema di sanità umbra, senza naturalmente avere la pretesa di prendere il posto dei soggetti a ciò preposti.

Innanzitutto una osservazione sui fondi destinati alla sanità, soprattutto visto che la percentuale di PIL destinata alla sanità in Italia è inferiore rispetto a quella degli altri paesi europei. Con il Recovery Fund sarebbero destinati alla sanità circa 18 miliardi. Sembra tanto, ma analizzando attentamente così non è. Dal Piano si apprende che i principali obiettivi sono l’innovazione, la ricerca, la digitalizzazione e l’assistenza di prossimità, auspicando un servizio sanitario “vicino ai bisogni delle persone”. Tutto ciò si realizzerebbe investendo su tre pilastri: strutture, risorse umane e informatizzazione. Per farlo sono necessarie imponenti risorse.

Bisognerebbe realizzare ospedali con attrezzatura di alta tecnologia; logicamente in una regione piccola come la nostra, non possono essere “ammodernate” tutte le strutture ospedaliere, ma andrebbe data priorità alle aziende ospedaliere (Perugia e Terni). Per converso andrebbero digitalizzati tutti gli altri ospedali e le diverse strutture sanitarie mettendole finalmente in rete. I due centri ospedalieri andrebbero destinati all’alta specializzazione e alla chirurgia di alto livello per patologie di maggiore complessità, per lasciare spazio alle altre patologie e agli interventi chirurgici di routine negli ospedali USL1 e USL2, magari differenziandoli. Tutta la patologia che non richiede ospedalizzazione andrebbe trattata solo nel territorio.

Per quanto riguarda, appunto, la sanità territoriale, la cui importanza si è ben vista in questa pandemia, andrebbe rafforzata ed integrata. Si parla - fra gli obiettivi da realizzare - della medicina di comunità, che prevede gruppi multidisciplinari e multiprofessionali. Sarebbe fondamentale introdurre l’equipe specialistica territoriale, in cui i medici specialisti che operano nel territorio si integrino con le forme organizzative delle altre professionalità territoriali (medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri e stakeholder) per la gestione dei pazienti cronici, numericamente sempre più in crescita visto l'incremento della popolazione anziana. 

Lavorare nel territorio in maniera multiprofessionale ed integrata permetterebbe, perlomeno per i pazienti affetti da patologie croniche, la riduzione del tasso di ospedalizzazione, degli accessi in DEA e il controllo della non appropriatezza delle prestazioni, con la conseguente riduzione delle liste di attesa e della spesa sanitaria. Ora più che mai va affrontato il contenimento dei tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni, visto che la pandemia ha portato inevitabilmente ad un allungamento delle liste, rischiando di creare, purtroppo, un aumento dei rischi di mortalità anche per le patologie non Covid-19.

Capitolo importante è poi quello della telemedicina, già analizzato attentamente qualche mese fa in questa rubrica, che permetterebbe una equità di accesso alle cure, un miglioramento della vita delle persone e un'ottimizzazione dei tempi e delle risorse. Si dovrebbe investire sui professionisti della sanità, stabilizzando i precari, eliminando i contratti anomali e adeguando la retribuzione alla media europea. L’ Umbria, è una bella regione dal punto di vista paesaggistico e culturale, con una buona qualità di vita, ma sconta sicuramente un atavico gap infrastrutturale. Per compensare questo divario, che influisce anche in ambito sanitario, andrebbero messe in campo strategie per rendere la nostra Umbria attrattiva intanto per i professionisti stessi (in questo periodo pandemico abbiamo visto con sconforto quanti hanno preferito alle sedi di lavoro a quelle umbre), valorizzandoli contrattualmente, ma anche per gli utenti fuori regione mediante la crescita di alcune alte specializzazioni. 

I due concetti sono assolutamente correlati e tali politiche aumenterebbero la mobilità attiva, oltre alla qualità intrinseca dei servizi sanitari per gli Umbri stessi. In ultimo, alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione ed in correlazione con la nostra buona qualità di vita senz’altro attrattiva anche per coloro che umbri non sono, andrebbe accresciuta l’offerta qualitativa di RSA e Case di Riposo, velocizzando e favorendo sia il segmento strettamente privato che quello convenzionato.

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