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L'inviato Cittadino - Le donne ucraine che lavorano a Perugia si lamentano: a casa nostra una guerra dimenticata

"Sabato scorso con padre Vassilji abbiamo raccolto delle offerte per l’acquisto di una stufa da esterno a favore dei nostri soldati che non hanno un’adeguata dotazione e che, sotto le tende, battono i denti dal freddo”

Le donne ucraine che lavorano a Perugia si lamentano: “A casa nostra la guerra continua, ma nessuno sembra ricordarsene. Una guerra sanguinosa e… dimenticata”. “Tutti i sabati, nell’oratorio del Crocifisso di Santa Maria Nuova, in via Pinturicchio, preghiamo per i nostri cari che subiscono i colpi di una guerra di cui nessuno più parla. Preghiamo per i morti e
anche per i vivi, che attraversano momenti difficilissimi”. “Al termine delle liturgie, facciamo collette per aiutare i nostri soldati, mal equipaggiati e impreparati”.

È un coro di lamentele, quello che si leva dalle tante ucraine, dedite alla collaborazione domestica e al badantato, fuori e dentro le antiche mura della Vetusta. Senza di loro, la vita di molti anziani e delle famiglie perugine sarebbe intollerabile. Lavorano duro, mandano i soldi a casa per sovvenire alle esigenze dei loro cari e… per comprare equipaggiamento militare ai propri figli e parenti. Una di loro riferisce di aver inviato denaro per la sicurezza di un nipote: scarponi adatti e perfino un giubbotto antiproiettile.

Sabato scorso – ricorda una sua connazionale – con padre Vassilji abbiamo raccolto delle offerte per l’acquisto di una stufa da esterno a favore dei nostri soldati che non hanno un’adeguata dotazione e che, sotto le tende, battono i denti dal freddo”. Tralasciamo le considerazioni (poco benevole) sull’espansionismo russo e sul cinismo di Putin, sui silenzi interessati e sulle pelose complicità dell’Europa. “Da noi si combatte tra patrioti da una parte e russi/filorussi dall’altra. Ma nessuno ne parla. Intanto il fronte avanza e i nostri territori vengono conquistati”.

“Le uniche informazioni – aggiunge – le abbiamo tramite facebook, dove dei nostri connazionalimettono notizie e immagini che ci fanno tremare”. Nel Paese, infatti, un’opposizione serpeggiante posta filmati e notiziari sui social. Attraverso il web, le ucraine di Perugia acquisiscono notizie e commenti. Soprattutto quelli che le nostre televisioni censurano o scelgono di relegare in un angolo. Perché l’informazione, in Italia, va a ondate successive e… a mode. “L’Ucraina – dicono – è passata di moda”.

“Al mio paese - soggiunge la signora Anna, ormai perugina d’adozione – un ragazzo è stato gravemente ferito ed è tornato mutilato e senza un minimo di aiuto, senza il riconoscimento di una
pensione. Dobbiamo aiutarlo a sopravvivere”. Un quadro preoccupante, situazioni dolorose che le ucraine di Perugia si sforzano di superare col conforto della fede e con l’aiuto della preghiera. E, soprattutto, inviando aiuti ai loro cari.

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