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Nuovi creativi crescono: progetti internazionali per i designer di Perugia

Il progetto vede coinvolte anche aziende locali come la Gesenu e partner istituzionali umbri e di fuori regione

Nuove progettualità e rapporti sempre più significativi con il pubblico, questo ed altro è stato mostrato per il nuovo anno accademico dell’Istituto italiano design di Perugia. 

“Il confronto con realtà e istituzioni locali – ha commentato Gradassi – è fondamentale ma il nostro scenario si amplia di anno in anno. C’è la necessità di guardare verso orizzonti diversi e affrontare un’eterogeneità di progetti per offrire agli studenti un percorso variegato e trasversale”. Dal locale all’internazionale spaziano dunque i progetti avviati dall’istituto perugino. Ambizioso quello ancora in fase embrionale che vede la collaborazione con Gesenu. “Una progettualità – ha spiegato Gradassi – incentrata nella rivisitazione del sito di Ponte Rio. Saranno nuovi percorso, logistica e format architettonico. Una sfida seria anche nella programmaticità che possiamo dare agli studenti perché non si fermerà a quest’anno ma proseguirà nel triennio”. “Abbiamo un piano di investimenti all’attenzione della nuova proprietà – ha aggiunto Farabbi –, la famiglia Paoletti, parte privata di Gesenu con il 55 per cento, con interventi di carattere strumentale ed estetico in cui la combinazione tra funzionalità e bellezza rappresenta un requisito importante. L’obiettivo più significativo riguarderà l’impianto di Ponte Rio dove la rivisitazione estetica, a supporto di quella funzionale, dovrà integrarsi in un impianto naturistico che merita tutto il rispetto”. E rispetto dell’ambiente e legalità sono i cardini dell’attività di Pefc che guidano anche il progetto messo in campo con l’Istituto italiano design tra i 4 approvati a livello internazionale per carattere di originalità. Collaborazione confermata dopo l’esperienza di cobranding affrontata lo scorso anno con Leroy Merlin. “La nostra idea – ha commentato Dini – è sviluppare una moda sostenibile e una collezione di abiti e accessori che derivano da materie prime di origine forestale. Contatteremo diverse aziende e così forniremo tessuti e fibre agli studenti che lasceranno libera la creatività per sviluppare il lavoro. Il nostro messaggio è che sostenibilità e legalità del materiale non riguardano solo il settore forestale e le filiere connesse, ma anche il singolo nella vita quotidiana”. Dal privato al pubblico con il progetto di rebranding del Museo della pesca di San Feliciano ripensato come Museo della pesca e della cultura del lago Trasimeno. “Un totale riallestimento del museo – ha confermato Ruggeri – attraverso la definizione anche di una nuova immagine coordinata e l’installazione di un percorso espositivo che prevede la multimedialità per il museo che attualmente stentava a comunicare i propri contenuti. Il motore del nuovo percorso sarà un braccialetto elettronico con cui il visitatore potrà attivare i contenuti museali proposti in totem multitouch la cui progettazione è stata interamente curata dai ragazzi”. “Questo istituto – ha concluso Casaioli – è una realtà importante che abbiamo affiancato nella sua crescita nel tempo. Quest’anno il programma è ambizioso, segno della volontà di guardare avanti e spero che i ragazzi faranno tesoro della possibilità che vengono date loro”. Ai 4 corsi  tradizionali dell’istituto si aggiunge un quinto in Commercial design. “Sperimentale, concentrato in 60 ore e non triennale – ha concluso Gradassi – avviato in collaborazione con Aba, Fablab ed Expoform che vedrà come realizzazione finale tre idee di espositore commerciale non più pensato come supporto fine a se stesso ma concept di una forte identità”.

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