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INVIATO CITTADINO | Vespasiano: la protesta di alcune donne. Reclamano la par condicio urinaria

Vespasiano in via delle Cantine… la protesta delle femministe. Reclamano la “par condicio” urinaria, in spregio all’anatomia. Era immaginabile che la classica incontentabilità perugina (noi siamo quelli del “sì… ma”) avrebbe prodotto la contestazione. Prevedibile e scontato. Tanto più che nei bar e al corso qualcosa del genere era già circolato. Si diceva: “Perché solo per i maschi? Alle donne non pensa nessuno? Noi dobbiamo farla per strada?”. Tanto, in via Ritorta e adiacenze, ormai tutti fanno tutto: deiezioni liquide e solide. Nell’indifferenza generale.

Argomenti risibili, se si riflette sul fatto che un bagno completo, in quello spazio angusto, non era pensabile. Botta: “C’è la struttura di via Boncambi”. Risposta: “Sì, ma la notte è chiusa”. Come sia, la protesta – pure garbata e spiritosa – si è tradotta in un adesivo con disegnino, attaccato sopra l’indicazione del vespasiano. Il manifestino del Comune recita “Bagno pubblico 24 h”, con un po’ di approssimazione (non vogliamo dire “malafede”). In realtà si può generare l’impressione che di “bagno” si tratti, mentre è solo un vespasiano e dunque riservato ai soli maschi.

Le “combattenti” hanno disegnato una figura femminile in piedi, a gambe divaricate, come per fare pipì (che si vede colare fra le gonne) e la scritta “Io non posso pisciare”. Detto in modo poco elegante, ma di sicura efficacia. Espressione un po’ greve, quasi “maschile”, di chiaro contenuto protestatario. Sulla base della rivendicazione della “parità” tra i sessi.

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