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Ecco come è ridotto uno dei simboli di Perugia: il Cassero. Vecchie recinzioni abbandonate, erbacce e degrado

Il Nostro Inviato Cittadino colpisce ancora: le testimonianze, la rabbia dei residenti e quel parco dimenticato

Quelle transenne ai lati del Cassero di Sant’Angelo sono ormai storiche… e non sono neanche più transenne. Ci si decida a toglierle di mezzo. A ben vedere, infatti, quelle metalliche (a norma) sono state portate via (sembra, poco sotto, per delimitare il marciapiedi franato di via Sperandio) e sostituite con pezzi di legno e tondini di ferro, uniti con nastro da cantiere.

La riflessione e l’ironica protesta di una residente di prossimità rinverdiscono il malcontento. Ricorda l’interlocutrice: “Sono state posizionate cinque1 Transenne (di legno) da ambo i lati-2 anni fa, in seguito al terremoto del 2016, nel timore che potesse cadere qualche pietra dalla Torre o dalla cinta muraria medievale”. “Fortunatamente – prosegue – non cadde nulla. Forse cadono solo frammenti del guano dei piccioni che popolano la zona. Ma le transenne non vennero tolte”.

Precisa: “Sono rimaste lì, mese dopo mese, anno dopo anno, mentre le mura trecentesche si coprivano di coltri d’edera e di parietaria e i prati diventavano una giungla talmente fitta e intricata, che il Comune si è visto costretto a eliminare le altalene, piantate lì in tempi migliori, per i bambini che venivano a giocare nei pomeriggi di sole”.

Ma bambini, in quella giungla, non se ne vedono più. Calo delle nascite? NO: degrado! “D’altra parte, di bambini non se ne vedono più da tempo, visto che i prati incolti sono pieni di rovi, serpi e siringhe, e i sedili di mattoni sono completamente distrutti. Quindi, per fortuna, nessuno sentirà la mancanza delle altalene”. “Insomma – conclude – mentre l’erba cresceva indisturbata al sole e alla pioggia, scompigliata dalla tramontana d’inverno e abbrustolita dal caldo in estate, le transenne restavano al loro posto, a far da mute guardiane alla Torre, senza che nessuno ne capisse la ragione”.

4 chiusura lungo via Sperandio-2Fin qui il puntuale resoconto. Poi la puntata polemica: “Dopo cinque anni di onorato (e inutile) servizio, due mesi fa il Comune ha preso la sofferta decisione di toglierle di lì. Talmente sofferta deve essere stata, però, che i nostri amministratori non hanno ancora trovato il coraggio di decidersi al grande passo. E le transenne restano, imperterrite, inamovibili e inutili… nel sole e nel vento, nel sorriso e nel pianto”.

Più che altro: nel pianto. Racconto affabulante con tinte poetiche. La situazione è invece rudemente prosaica. Se è vero che c’è chi risponde, in social: “In un’occasione le tolgono: quando ci sono foto e riprese per l’entrata in città di Braccio, per la rievocazione 1416”. “Quasi che il pericolo fosse a intermittenza: o c’è o non c’è!”, commenta un altro.

Uno storico di vaglia riferisce un aneddoto ai limiti del delirio. Racconta: “Due anni fa protestai e venne fuori una storia che ha dell’incredibile… ma vero. Mi si rispose che, essendo state messe in urgenza e senza una specifica delibera, non si potevano togliere perché non poteva essere fatta una delibera contro un’altra delibera inesistente”. 

Roba da chiodi si diceva un tempo. Forse in riferimento al supplizio della Croce. C’è chi propone: “Togliamole da soli, magari col favore delle tenebre!”.2 Una volta era un sedile-2 Ma le telecamere documenterebbero un atto arbitrario e, come tale, perseguibile. “Allora – aggiungono – armiamoci di pazienza. Non senza domandarci “quousque tandem?”.

Allora, occorrerà pur decidersi, in qualche modo, in tempi brevi. L’ora è giunta e passata. Insomma: si faccia un’ispezione accurata per verificare se sussiste o meno una situazione di pericolo. Se pericolo c’è, s’intervenga per mettere in sicurezza. Se il pericolo è invece solo paventato, ma inesistente, si proceda alla rimozione di quei quattro bastoni e tondini di ferro. Sembra un discorso talmente elementare che chiunque è in grado di capirlo.

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